I turisti stanno distruggendo l’Islanda


Ci sono Paesi che fondano la propria economia e ricchezza sul turismo, altri che aspirano a diventare mete preferite dai viaggiatori, eppure in Islanda hanno deciso di dire “no” al turismo di massa, dopo aver registrato un vero boom di visitatori stranieri. Sembra assurdo, ma dalle parti di Reykjavik hanno deciso di aumentare persino le tasse nei confronti di uno dei maggiori “responsabili” dell’aumento di turisti, ovvero AirBnb.

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Secondo le ultime stime, in tutto il 2015 l’Islanda – che ha circa 350mila abitanti – avrà ospitato circa un milione di turisti: la cifra più alta mai registrata nella sua storia. L’improvvisa popolarità dell’Islanda ha avuto moltissimi effetti positivi per l’economia dell’isola però la trasandatezza di molti turisti sta rovinando siti famosi per la loro bellezza naturalistica.

Il risultato è il rischio di modificare lo stile di vita del Paese, secondo il governo, che ha quindi annunciato un giro di vite, con l’introduzione di tasse apposite per chi affitta per brevi periodi, come Airbnb, e con il limite di 90 giorni all’anno concessi, oltre i quali occorre versare quote maggiori all’erario pubblico.

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L’Islanda poi attira un tipo molto specifico di turista, spesso interessato a passeggiate su terreni scoscesi di montagna, complessi vulcanici o ghiacciai. Questo espone i turisti meno preparati e un po’ incoscienti a grossi rischi, nonostante la maggior parte delle strade che percorrono l’interno dell’isola siano percorribili per legge solo da veicoli 4×4.

Quartz racconta che in Islanda sono circolate delle proposte per istituire un limite massimo di turisti da poter accogliere ogni anno, oppure di concentrarsi su settori del turismo più redditizi. Il Parlamento islandese ha anche discusso a lungo la possibilità di introdurre un biglietto di circa 10 euro per accedere a tutti i siti principali, ma la proposta è stata abbandonata quando si è scoperto che secondo le regole europee anche i cittadini islandesi avrebbero dovuto pagarlo.