Trasforma la lava siciliana in vino


Frank Cornelissen è partito dal Belgio ed è approdato in un piccolo paesino nella vallata nord dell’Etna. Qui muretti a secco, pietra lavica , vegetazione spontanea e il lavoro dell’uomo si fondono per dar vita alla sua produzione di vino.

Quando ho iniziato ero alla ricerca di un concetto preciso: volevo trovare la lava dentro la bottiglia, quello che io chiamo la roccia liquida. Non avendo nessuna esperienza enologica all’inizio andavo ad estremizzare tutti i concetti e producevo vini molto ossidati e strani, ma c’era sempre l’idea del vulcano dentro. Ed è impossibile pensare che non sia così perché qui tutto è in simbiosi con il vulcano, come non può esserlo il vino? Io mi alzo la mattina guardando la montagna e lei mi dice delle cose, la osservo se brontola o se sta bene e poi con l’accumulo delle nuvole che si crea intorno alla cima puoi capire l’andamento del tempo, senza guardare il meteo online”.

Quest’anno Frank è arrivato alla sua diciassettesima vendemmia e il suo vino è uno dei più apprezzati al mondo come riportato da Munchies.

Ha usato anfore e ossidiana per far riposare il suo vino, convinto che l’energia della pietra lavica potesse aiutare la concentrazione e che questo facesse immensamente bene al suo vino. Oggi crede ancora nell’ossidiana , ma ha abbandonato le anfore per far riposare i suoi vini in cisterne di vetroresina, come si faceva in sicilia negli anni ‘60/’70.