Stranger Visions: il progetto artistico che dimostra quanto il tuo DNA può dire di te


Stai camminando tranquillo per strada, mentre ascolti la tua canzone preferita e mastichi quella cicca che ha ormai perso il sapore iniziale… la butti in terra senza pensarci e continui tranquillamente con la tua vita. Qualche ora dopo, una donna misteriosa arriva e furtivamente raccoglie la tua chewing gum, mettendola accuratamente in una busta di plastica che etichetta con zelo. Qualche mese dopo sei in una galleria, e lì, appeso al muro, vedi un volto familiare che ti fissa. È una stampa 3D del tuo viso, generata dal DNA lasciato sulla gomma esposta in un contenitore di vetro sotto il ritratto.

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In Stranger Visions, il progetto artistico di Heather Dewey-Hagborg, le stampe-ritratto in 3D vengono create dall’analisi del materiale genetico raccolto per strada. Lavorando con i reperti che sconosciuti lasciano in giro inconsapevolmente, il progetto dimostra il possibile futuro della genetica forense, un metodo di previsione del fenotipo di un individuo sulla base del suo Dna, e punta al tema della privacy allo scoperto in relazione alla facilità d’uso in crescita e ai costi in calo della biotecnologia.

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Più specificamente — tracce di DNA vengono trovate su mozziconi di sigaretta — questi vengono portati in laboratorio dove si estrae il DNA. Alcune regioni di DNA vengono amplificate con una tecnica chiamata PCR (reazione a catena della polimerasi). Ciò rende possibile studiare regioni del genoma che tendono a variare da persona a persona, conosciute come polimorfismo a singolo nucleotide (SNP).

L’allele presente per un particolare SNP viene così determinato. Utilizzando al computer un programma specifico, l’informazione determina poi i valori correlati a tratti somatici e li traduce in modelli di volti in 3D che li rappresentano. Il modello viene poi esportato e inviato ad una stampante che lo stampa sempre in 3D e a colori.

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Intesa come una provocazione, Stranger Visions è arte, non lo studio di un nuovo prodotto. L’intenzione è quella di mettere lo spettatore a confronto con la possibilità che qualcuno possa esaminare il suo DNA e verificare la sua identità da reperti che non si è accorto di aver lasciato in giro. Il punto non è che l’artista sa tutto di una persona da un mozzicone di sigaretta, un capello o un pezzo di chewing gum, il punto è che conosce quanto basta. E potenzialmente potrebbe scoprire molte più cose.

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