Putin non può più scrivere in Times New Roman


Vladimir Putin dovrà fare a meno del font ‘Times New Roman’, caduto nella rete delle sanzioni contro la Russia. Come ha reso noto il quotidiano Kommersant, infatti, l’americana Monotype Imaging, che detiene i diritti della versione elettronica del carattere tipografico, ha rifiutato di cedere a sviluppatori russi il diritto a impiegare il font nel sistema operativo Astra Linux in uso al Cremlino, al ministero della difesa, all’Fsb, al Servizio di protezione federale, fra gli altri enti di governo.

Per quale motivo non è stata raggiunta la stretta di mano? Secondo la posizione ufficiale, Monotype Imaging avrebbe rifiutato di proseguire la collaborazione per via delle sanzioni USA nei confronti della Russia. Per Yuri Sosnin di RusBitTech l’atteggiamento del team americano si è dimostrato ostile fin dal principio, con richieste economiche di gran lunga superiori se confrontate alle condizioni applicate ad altre aziende: si parla di una pretesa iniziale di 650 euro per ogni licenza, quando solitamente il prezzo si aggira intorno ai 3 o 4 euro.

Nel quadro delle sanzioni, riassume l’Adnkronos, le compagnie americane non possono stringere accordi con società che hanno rapporti con gli apparati di difesa russi. Gli sviluppatori russi stanno quindi lavorando per creare font compatibili in sostituzione, perché il ‘Times New Roman’ è ancora il font standard per i documenti ufficiali russi.

I documenti presenti negli archivi degli enti governativi russi andranno rivisti, convertendo quelli che attualmente utilizzano uno dei font in questione con l’impiego di un nuovo carattere.

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