Nel 2016, potete essere licenziate se rifiutate di indossare tacchi


A Londra un’impiegata è stata licenziata perché si è rifiutata di indossare scarpe con il tacco. Nicola Thorp, 27 anni, era stata assunta come addetta alla reception di una società finanziaria e doveva passare nove ore al giorno ad accompagnare i clienti alle riunioni: nove ore al giorno in piedi.

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Al suo primo giorno come receptionist presso Pwc (PricewaterhouseCoopers), colosso che fornisce servizi di revisione di bilancio, consulenza legale e fiscale, è stata rimandata a casa perché si era presentata al lavoro senza scarpe col tacco. “Mi hanno chiesto di andare a comprare delle scarpe con un tacco di 10 centimetri, oppure di tornarmene a casa” ha raccontato. “Mi hanno detto che le scarpe basse non fanno parte del loro dress code per le donne. Quando ho replicato che i miei colleghi uomini indossavano scarpe basse, mi hanno riso in faccia“. Risultato, la 27enne è stata rimandata a casa, senza essere pagata.

Peccato che la legge britannica sia dalla parte del datore di lavoro. Per impieghi di rappresentanza la legge prevede che il datore di lavoro possa richiedere particolari requisiti in fatto di abbigliamento. Ma ora Nicola ha promosso una petizione sul sito del Parlamento britannico perché ridiscuta (e cambi) questa legge. Finora (mercoledì 11 maggio) ha raccolto oltre 17mila adesioni. E su Twitter è partita una campagna, a supporto della sua «battaglia». L’hashtag? #myheelsmychoice, ovvero i miei tacchi sono una mia scelta.

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