I merluzzi parlano tra di loro ma hanno accenti diversi


I merluzzi non sono tutti uguali e per quanto possiate non avere familiarità con l’americano dei pesci, senz’altro, messi nelle condizioni di ascoltarlo, vi accorgerete che differisce dal loro inglese. Sembra una battuta, ma, in termini più scientifici, gli studiosi stanno tentando di capire se il merluzzo della Cornovaglia, che, con il cambio climatico, sta migrando a Nord, sia in grado di riconoscere i segnali dei cugini di Liverpool.

La voce delle creature acquatiche, in realtà, è molto elaborata. A tal punto che alcune specie parlano ”dialetti” diversi a seconda delle regioni in cui vivono, proprio come gli esseri umani sulla terraferma. Una squadra di naturalisti guidata dal professor Steve Simpson ha condotto un ampio studio in materia, piazzando speciali microfoni subacquei nei mari più frequentati dai merluzzi di Gran Bretagna e ascoltando poi le registrazioni. Si è così scoperto che i pesci in questione hanno la capacità di produrre una complessa serie di suoni, vibrazioni e frequenze; e – soprattutto – che i merluzzi del Sud, per così dire, producono suoni notevolmente diversi da quelli dei merluzzi del nord.

«Le registrazioni rivelano che i suoni dei merluzzi americani sono molto diversi da quelli europei». Proprio come per gli uomini, dunque, il problema sono le migrazioni indotte dai cambi climatici: le diverse popolazioni (di pesci) rischiano di non capirsi. «E quindi di lottare fra loro per i territori e la riproduzione», suggerisce Simpson, che dirige le ricerche. E per quel che riguarda il merluzzo, il problema ha conseguenze che arrivano sulla tavola degli uomini: se incomprensioni linguistiche impediscono la riproduzione, addio ”fish and chips”.

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