I manifesti antiaborto a Roma non hanno un cazzo di senso


Ieri, su alcune strade di Roma, sono comparsi dei manifesti di CitizenGo per la campagna StopAborto, che recitano “L’aborto è la prima causa di femminicidio”. Come si legge sul post della pagina Facebook di CitizenGo, i cartelloni sono stati affissi in vista della Marcia per la Vita, in programma sabato 19 maggio 2018 a Roma.

L'ABORTO È CONTRO I DIRITTI DELLE DONNEÈ partita stamattina a Roma la campagna di sensibilizzazione di CitizenGO…

Gepostet von CitizenGO Italia am Montag, 14. Mai 2018

“Abbiamo deciso di puntare su un forte slogan provocatorio – che fa leva sulla giusta, particolare attenzione di questi anni contro la violenza sulle donne – per affermare che la prima violenza sulle donne è proprio l’aborto!,” si legge ancora nel post, che in sostanza vuole dimostrarci con giri di parole senza senso che l’aborto vada contro i diritti di scelta delle donne. Parafrasi dell’affermazione con tanto di punto esclamativo alla fine: abbiamo scelto e strumentalizzato un tema a caso di cui si parla molto, e ci abbiamo connesso in qualche modo l’aborto. Sinceramente, sarebbe meno triste se il ragionamento degli autori dello slogan fosse stato questo, anziché immaginarci dietro una scelta pensata e sostenuta da reali convinzioni.

Sarebbero dunque le donne, secondo quest’associazione che gode della libertà d’espressione a tutti concessa, le prime colpevoli di femminicidio, rivendicando la “libertà di scelta per le donne che hanno diritto a essere informate correttamente sulle conseguenze sempre drammatiche dell’aborto,” mentre la società silenzia “chi afferma la verità sull’aborto, che sopprime la vita di un bambino e ferisce gravemente quella della donna”.

I manifesti hanno causato subito molte reazioni da tutti quelli “che non sono stati abortiti,” per citare uno dei saggi sostenitori di CitizenGo, che hanno protestato perché le affissioni vengano rimosse. “Una nuova orribile campagna di disinformazione contro le donne da parte di organizzazioni estremiste che associa l’aborto al femminicidio,” la ha definita la Cirinnà, chiedendo l’intervento dell’AgCom. “Tale campagna si basa, infatti, su assunti completamente infondati. Le interruzioni di gravidanza in Italia sono tra le più basse in Europa e in costante calo da dieci anni. Accostare, poi, un diritto delle donne a una violenza come il femminicidio è quanto di più disgustoso possa essere fatto”.

La presidente del secondo municipio, Francesca Del Bello, e gli assessori Lucrezia Colmayer e Cecilia D’Elia hanno commentato che i manifesti lanciano un “messaggio che offende le donne proprio alle porte del quarantennale di una legge importante che ha dimostrato di poter contrastare la clandestinità e le morti ad essa legate. Possibile che il comune autorizzi tale oscenità?”.

La campagna è iniziata anche in occasione del quarantennale dell’approvazione della legge 194 (22 maggio 1978), che ha introdotto e disciplinato in Italia l’interruzione volontaria della gravidanza, prima considerata reato penale (oppure, come la definiscono gli antoabortisi, una legge “che avrebbe dovuto aiutare le donne nella gravidanza e tutelare la maternità, e invece combatte la maternità, incentiva l’aborto e lascia dietro di sé milioni di bimbi soppressi e milioni di donne ferite.”)

Ad oggi nel nostro Paese, i metodi per procedere con l’interruzione di gravidanza sono due: tramite intervento in una struttura pubblica, o con la pillola RU-486, la cui reazione ad essa dovuta provoca il distacco del feto dall’utero. Tuttavia, procedere con l’aborto in Italia non è così semplice come dovrebbe, in quanto la percentuale di medici obiettori è salita al 71%, e l’interruzione di gravidanza è ancora un tema al centro di dibattiti, che scatena polemiche, affermazioni e convinzioni tra le più basiche ed ignoranti, di cui i manifesti di Roma sono un esempio palese. L’11 aprile 2016 il Comitato europeo dei diritti sociali ha condannato l’Italia per aver violato il diritto alla salute delle donne che vogliono abortire, riconoscendo la problematica delle “notevoli difficoltà” che esse incontrino nell’accesso ai servizi d’interruzione di gravidanza, e per l’alto numero di medici obiettori di coscienza.

Avrebbe molto più senso, un manifesto così.Buongiorno Sentinelli.

Gepostet von I sentinelli di Milano am Montag, 14. Mai 2018

Gepostet von Alice InWonderland am Montag, 14. Mai 2018