Le piantagioni di caffè a rischio per colpa del riscaldamento globale


I coltivatori di caffé sono in allarme: il riscaldamento globale sta danneggiando pesantemente le piante con una temperatura sempre più alta e una quantità eccessiva di piogge, tanto che secondo gli esperti entro il 2050 saranno dimezzati i terreni dedicati alla coltura del caffé di qualità Arabica – che rappresenta il 70% del caffé prodotto nel mondo.

Il caffè costituisce un’industria globale da circa 19 miliardi di dollari. Nel mondo vengono consumate quotidianamente più di 2,25 miliardi di tazzine di caffè e la produzione è più che triplicata dal 1960. Ciò nonostante l’80-90% dei 25 milioni di produttori di caffè sono piccoli proprietari, tra i più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici, come sottolineano i ricercatori.

Le proiezioni future per i caffè ed altre colture, sono tutt’altro che rassicuranti, Furio Suggi Liverani del Trieste Coffee Cluster sottolinea che “Da alcuni anni la situazione è molto critica nelle piantagioni del Centro America, lato Pacifico e Atlantico, con differenze da Paese a Paese. Il global warming sta provocando danni anche in Centro Africa, dove per il 2050 rischia di scomparire il 50% delle piantagioni di caffè sulle alture che costeggiano la valle del Rift, in Etiopia, da dove la coltivazione di questa pianta e il suo utilizzo si sono diffusi nel resto del mondo.”

Dal Messico all’Uganda al Vietnam, i luoghi dove tradizionalmente viene coltivato il caffé che arriva nelle nostre tazzine, spiegano che negli ultimi anni le colture fioriscono meno a causa di una più profonda escursione termica oppure i fiori cadono prima di diventare frutti a causa del clima più caldo e secco. Ma anche le piogge sono perniciose: l’intensità è aumentata e spesso inonda le colture annegando la possibilità che nasca il caffé.