La vittoria degli Indiani in Dakota contro l’oleodotto


Ambientalisti ed indiani Sioux hanno messo a segno una vittoria: le autorità degli Stati Uniti hanno annunciato di aver bocciato il progetto di percorso dell’oleodotto che attraversa il North Dakota.

Come una nuova Little Big Horn, quando il generale Custer perse contro Toro Seduto, gli #indiani riescono con la loro perseveranza a vincere anche questa battaglia. Da aprile, difatti, gli indiani Sioux del #Dakota ed altre tribù si sono unite per deviare, o addirittura fermare, la costruzione dell’oleodotto da 3,8 miliardi di dollari ordinata dalla Casa Bianca, che avrebbe dovuto passare per la loro riserva.

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La notizia è arrivata domenica 4: l’Army Corps of Engineers ha annunciato che non approverà i permessi per costruire il Dakota Access Pipeline sotto un pezzo del fiume Missouri e vicino a terre sacre agli indiani d’America. Jo-Ellen Darcy la Assistant Secretary delle opere interne per conto dell’Army dice che considereranno percorsi alternativi, in cui ci saranno delle valutazioni di impatto ambientale con le osservazioni del pubblico.

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I Sioux hanno così cominciato la protesta, nel timore che l’oleodotto possa contaminare il fiume Missouri e il lago Oahe, per loro principale fonte d’acqua, oltre a danneggiare i siti considerati sacri dai nativi dove sono sepolti i loro antenati. Non è ancora chiaro se e quanto potrà durare la vittoria della tribù. L’amministrazione Obama già a novembre aveva fatto sapere che i genieri dell’Esercito stavano studiando vie alternative per l’oleodotto. Ma il presidente eletto Donald Trump ha un’altra opinione e la scorsa settimana si è espresso a favore del completamento del progetto.

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Sono arrivate le celebrità in persona o a dare il loro supporto (da Jane Fonda a Mark Ruffalo, da Leonardo di Caprio a Robert Kennedy, da Susan Sarandon a Ben Affleck, da a Shailene Woodley). Ci sono state azioni di protesta in vari campus americani, per le strade di Washington e di New York, e qualche giorno fa sono arrivati anche 2mila veterani di guerra a dare il loro supporto.

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