La Cina impedisce ai cittadini con un basso “punteggio social” di prendere aerei o treni


Nel novembre dello scorso anno si era parlato della notizia secondo cui la Cina, in maniera simile all’episodio “Nosedive” della terza stagione di Black Mirror, avrebbe cominciato ad assegnare un “Punteggio Social” ai propri cittadini, tramite Zhima Credit. Questo sistema dà un punteggio alle persone in base a quanto e a come interagiscono con chi li circonda. Si credeva che il sistema avrebbe cominciato ad essere funzionante dal 2020, ma pare che il suo debutto sia stato ufficialmente anticipato: presto, l’accesso ad alcuni mezzi di trasporto pubblici potrebbe essere negato a coloro che hanno ricevuto un basso “punteggio social”.

Il 2 marzo il governo cinese ha annunciato l’inizio del conteggio del “credito sociale” personale, parte di un progetto più ampio di Xi Jinping, che intende misurare l’affidabilità dei cittadini della Cina. Chi si dimostra inaffidabile o irrispettoso anche una sola volta, verrà etichettato come tale – questo il semplice principio che sta dietro al conteggio dei punti sociali, come spiega l’agenzia di stampa Reuters.

Il sistema comincerà ad essere testa in grande a partire dal prossimo 1 maggio, quando l’accesso ad aerei e treni sarà vietato ai cittadini con un rating negativo. Le motivazioni per averi ricevuto un punteggio negativo possono essere varie: aver fumato su un mezzo pubblico, aver riutilizzato un biglietto scaduto, non aver pagato una multa. Per queste ed altre ragioni, il punteggio sociale basso fa entrare automaticamente la persona in una lista nera, con il divieto di acquistare biglietti aerei o biglietti ferroviari per un anno. Il governo cinese raccoglie dati da siti commerciali, servizi di bike sharing o app di comunicazione, come WeChat.

Il sistema dovrebbe essere pienamente all’attivo a partire dal 2020, anche se comincia ad avere i primi effetti concreti, il che ci fa capire non essere solo un progetto. All’inizio del 2017, la Corte suprema del popolo del Paese aveva dichiarato che a 6,15 milioni di cittadini cinesi era stato vietato di volare per “inciviltà”.