Intervista a Erika Barabino, l’illustratrice che ci porta nell’Eden alla scoperta del corpo femminile


Erika Barabino è di origini genovesi, ma è di base a Milano. Proprio in questa città, giovedì 8 giugno, esporrà alcune delle sue illustrazioni all’Odd Garden (Milano, Via Arquà, 16; ore 20), in un progetto particolare, dai risvolti misteriosi e moderni allo stesso tempo, intitolato “The Garden Of Delights”. Il corpo femminile è protagonista delle illustrazioni, ma l’approccio alla tematica è originale e personale; non mancano i riferimenti ad artisti come Bosch, il tutto immerso in una cornice fuori dal comune: un location a metà tra il design e il giardinaggio, un locale e una serra. Per scoprire qualcosa di più sul percorso della mostra, sulla storia che Erika vuole raccontarci, sulle sue fonti d’ispirazione e sui retroscena di “The Garden Of Delights“, le abbiamo fatto qualche domanda.
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Ciao Erika, raccontaci in breve il tuo percorso come graphic designer.
Sono una Graphic Designer ed Illustratrice, può sembrare puntiglioso precisarlo, ma ci tengo molto a farlo. Mi sono laureata a Genova presso l’accademia di Belle Arti, dopodiché mi sono trasferita a Milano dove ho ritrovato una seconda casa. Vivo qua da circa quattro anni, durante i quali ho conosciuto miriadi di persone interessanti, che mi hanno spronato a fare quello che faccio e a migliorarmi. Ho avuto la possibilità di collaborare con differenti realtà quali, Darlin Magazine, Panorama, DeAgostini Scuola e artisti come Ghali, Fedez e J-Ax, ho curato l’immagine coordinata di alcuni party milanesi, come Akeem of Zamunda ed altri. Ma non voglio fare la lista della spesa delle varie esperienze, spero di continuare a crescere, migliorare e condividere i miei lavori.
La tua mostra all’Odd Garden di Milano si intitola “The Garden of Delights”. Perché questo titolo?
Il titolo della mostra è ispirato al trittico de “Il Giardino delle Delizie” di Hieronymus Bosch e all’alone di mistero che ne contraddistingue le opere. Vi è anche un riferimento al giardino dell’Eden, in ebraico il paradiso è definito come “Giardino delle Delizie”, in questo caso specifico, un apparente paradiso. Ho cercato una location insolita, che fosse inerente al mio progetto, così da avere una mostra dalla doppia percezione, sia dal punto di vista tematico, con annesse più chiavi di lettura, che da quello naturalistico, così da far entrare lo spettatore in un giardino vero e proprio. La serie è divisa in due parti, la prima, che fa da preludio a quella successiva, è caratterizzata da macro dettagli, come delle visioni “flash” in sogno, dai colori pop, forme non chiare, che vengono rielaborate ed inquadrate nella seconda parte, assumendo un senso. L’esposizione sarà inserita in una rigogliosa installazione di piante.
Come hai scelto i pezzi da esporre, e che cosa vuoi raccontare, tramite essi, al visitatore?
L’idea di fare una mostra è venuta a posteriori. Ho iniziato a realizzare delle illustrazioni, la prima in occasione della festa della donna, correlate tra loro, che avessero una vita propria, ma che al contempo formassero qualcosa di unitario. Una volta terminate ho deciso di farne un’esposizione.
Questa serie è incentrata sul corpo femminile. Le figure sono inserite in un contesto bucolico che fa da fil rouge all’intero progetto. I titoli delle opere sono giocosi e dalla doppia lettura, ma affrontano, in realtà, tematiche forti come la posizione della donna nella vita di ogni giorno, le varie problematiche dell’essere donna. Il tutto, però, con tono ironico sdrammatizzante, evitando di scadere in un femminismo didascalico.
Quali sono i tuoi modelli in generale, e in particolare per questo progetto?
In generale osservo molto, sin da piccola. Ho svariati artisti che permangono nella mia testa, in particolare sono sempre rimasta affascinata, dalla visione onirica, naïf e misteriosa dei quadri di Henri Rousseau, rimarrei ore ad osservare “l’Incantatrice di serpenti”, ad esempio. Adoro anche la pittura di Antonio Ligabue, brutale e selvaggia, o la pittura potente e simbolica di Frida Kahlo. Essendo però in primis una grafica ho forti influenze da tutto quel mondo, ad esempio il nostrano e geniale Gruppo Memphis.
Ho cercato di ricreare un’atmosfera surreale e sognante nei miei lavori, un po’ enigmatica, un po’ pop, che rimandi a remote sensazioni.
erika barabino

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