La pittura a olio incontra i robot giapponesi nei quadri di questo artista


Fabrizio Spadini è un artista milanese che ha dato vita ad un progetto che mescola la pittura dei maestri ottocenteschi con personaggi ed immaginari provenienti da un futuro anteriore. Futuro Anteriore è proprio il titolo della mostra con cui Fabrizio sta esponendo le sue opere al pubblico, toccando diverse città italiane (prossima tappa, in provincia di Arezzo). Nei suoi quadri della serie “Oilrobots“, il realismo pittorico incontra personaggi provenienti dal mondo della fantasia, degli eroi dell’animazione giapponese che tutti abbiamo amato da bambini. Abbiamo fatto qualche domanda a Fabrizio, per scoprire di più sul suo stile, la sua ispirazione e le sue opinioni.

Fabrizio, raccontaci qualcosa di te e della tua formazione.
Ho studiato grafica pubblicitaria e ho cominciato presto a lavorare come freelance per agenzie di pubblicità, come illustratore e visualizer; contemporaneamente seguivo i corsi di pittura e scenografia all’Accademia di Brera.

Come ti è venuta l’idea che fa da filo rosso ai tuoi quadri della serie “Oilrobots”?
“Oilrobots” è un progetto che maturava da diversi anni: volevo reinterpretare icone dell’animazione giapponese, che da bambino hanno contribuito a far nascere la mia passione per il disegno, accostandole alla mia attrazione verso la pittura verista del XIX secolo. Inizialmente ho sviluppato dei concept che pensavo di sviluppare in digitale. In quel periodo stavo collaborando come concept artist e background artist per una casa di produzione di cartoni animati e per un’azienda che sviluppa videogiochi. Nel 2016 ho partecipato a “Areaperformance” a Lucca Comics, disegnando gomito a gomito con grandi artisti e illustratori di livello internazionale e ho deciso di tornare a utilizzare le tecniche “tradizionali” come mezzo espressivo.

C’è un messaggio che vorresti trasmettere, con essi?
Penso che sogno e immaginazione, a distanza di tempo, possano occupare nell’inconscio uno spazio non inferiore a quello dei ricordi di fatti realmente accaduti.

In un mondo di tavole grafiche e illustrazione digitale, perché hai scelto la pittura a olio?
L’utilizzo di tecniche tradizionali esige dall’autore dell’opera un’ attenzione verso lo strumento, il supporto, il tempo e lo spazio che il digitale non ha. Per me è importante un continuo dialogo con l’opera durante la sua esecuzione, per me è fondamentale condividere lo stesso spazio dell’opera che sto creando.

Chi sono tre artisti contemporanei che ci consigli di tenere d’occhio?
Mi piace il lavoro della scultrice Roberta Busato.
Un altro artista che ammiro molto è Nicola Samorì.
Per la sua poetica nel raffigurare l’ambiente urbano considerato meno nobile mi piace moltissimo la pittura di Giorgio Ortona.
Mi permetto di segnalare anche Lucio Bolognesi – Basik, che passa dalla street art alla pittura in modo originale e molto intenso.

Se volete scoprire di più sui vari aspetti del progetto “Oilrobots”, ecco una video intervista a Fabrizio Spadini.

Credits di tutte le opere: Fabrizio Spadini.