Intervista a Daniele Boffelli: wanderer moderno e viaggiatore in digitale


In effetti siamo parenti e la modalità AUTO è una gran comodità, ma non è questo il punto. Daniele Boffelli, giovane fotografo premiato da National Geographic e traveller di Bergamo, lo sa e, come un jedi, difende e spiega così l’arte dietro l’obiettivo.

L’elemento ricorrente che ti ispira.

Mi divido principalmente tra fotografia di paesaggio e street. L’una è complementare all’altra. Quando faccio paesaggi sono spesso solo in mezzo alla natura, in posti fantastici e nelle ore migliori per poterseli godere (che sono poi le ore in cui le persone normali sono a letto a dormire o a tavola a cenare). Lì la fotografia è lenta. Guardi, pensi, vivi il momento, cerchi la prospettiva migliore e scatti anche per un’ora e mezza la stessa cosa. Non sai mai quando la luce e i colori saranno nel loro apice. Quando faccio street invece è tutto il contrario. La fotografia in questo genere è veloce. Devi sempre guardarti attorno e cercare di cogliere ogni occasione.

Fotografando spesso estranei in situazioni naturali cerco di essere il più veloce e silenzioso possibile per non rovinare il momento. Spesso la gente intorno mi guarda male perché non sa cosa sto facendo. Ammetto che andare in giro a fotografare estranei senza farmi sgamare potrebbe essere abbastanza sospetto, ma fa parte anche quello del gioco. Mi piace molto dare un aspetto cinematografico alle mie foto, quindi finora ho cercato di visitare città che già mi comunicavano qualcosa e dove sapevo di poter trovare una certa atmosfera (e per me l’atmosfera è quasi tutto).

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Il progetto a 360 gradi più significativo

Fotografo quello che la mia mente percepisce come interessante Più passa il tempo, più si può notare un filo conduttore nei miei scatti. Cerco di isolare i soggetti in contesti quotidiani, di cogliere espressioni sui volti che poi, una volta che la foto sarà stampata, mi facciano pensare alle storie di quei soggetti. Mi piace vagare da solo senza meta quando viaggio e questo credo si rifletta indirettamente nel mio modo di fotografare.

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La situazione più particolare in cui ti sei trovato mentre scattavi

La scorsa estate, in Islanda. Dopo una mattinata passata sotto la pioggia a fare foto a una roccia che spuntava dall’oceano, sono tornato in hotel a riposarmi. Il pomeriggio mi sveglio e vedo una luce fantastica fuori dalla finestra. Prendo lo zaino al volo e inizio a guidare verso un promontorio con un faro. Mentre sto per arrivare mi accorgo di due nuvole lenticolari enormi e geometricamente perfette sopra la catena montuosa verso l’entroterra. Ho iniziato a scattare alle 4 del pomeriggio aspettando il tramonto che si è poi rivelato il migliore della mia vita, con questi enormi nuvoloni che si sono accesi di un rosa quasi irreale. Dopo cena sono ritornato nello stesso posto e l’aurora boreale mi ha regalato alcune delle foto più incredibili della mia vita. Una di queste è stata pubblicata dalla Nasa ed è entrata nelle 50 migliori fotografie di viaggio del 2015 su National Geographic. Direi che è stata una giornata fortunata.

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Shooting immaginario: se potessi scegliere un elemento inconsueto, quale sarebbe e cosa ne faresti?

Sceglierei due luoghi: Siberia e Tibet, perché mi affascinano i loro paesaggi e i popoli. I primi per il modo in cui affrontano il clima in cui devono vivere, i secondi per la loro cultura e religione. In più, sono ambenti senza tempo.

Il fotografo oggi: importanti collaborazioni VS orgoglioso freelance

Fotografo da poco più di tre anni e al momento il mio lavoro principale è il metereologo aeroportuale. Questo mi permette di viaggiare e coltivare la mia passione; finora ho sempre fatto di testa mia, scegliendo i posti, i soggetti, lo stile fotografico. Avere qualcuno che dica cosa e come fotografare è sicuramente un tipo di esperienza stimolante, che costringe a uscire dalla propria comfort-zone e questo è sempre positivo. Oggi è più comune trovare freelance cui viene chiesto di collaborare, piuttosto che fotografi legati solamente a un’agenzia: spero di poter entrare in questo mondo. Sogno nel cassetto? National Geographic.

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National Geographic: riconoscimenti e obiettivi

Nonostante il riconoscimento sia solo un piccolo passo, è allo stesso tempo qualcosa di incredibile. La stessa foto è stata pubblicata dalla NASA come foto astronomica del giorno. Le pubblicazioni sui social da importanti realtà del settore come Nikon, National Geographic Travel, 500px sono un buon punto d’inizio, anche se a costo zero. E per ora devo dire che mi va bene così: mi posso prendere il lusso di dire di no a lavori quando ritengo che non ne valgano la pena.

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Un aneddoto dal mondo

Giappone: mi trovavo con degli amici in uno dei migliori bar di Tokyo, gestito da uno dei più famosi bar-tender del mondo, Hidetsugu Ueno (link pagina). Scatto qualche foto mentre Hidetsugu in persona prepara i nostri cocktails: accidentalmente il tappo della mia lente cade e si infila in una fessura tra la panca su cui ero seduto e il muro. Lo faccio presente a un cameriere, che tra l’altro era l’unico ed era pure italiano. Lo riferisce a Hidetsugu che, insieme all’altra proprietaria, inizia a cercare il tappo. Dopo quasi 20 minuti insisto per mettere fine a questa imbarazzante ricerca, ma Hidetsugu proprio non ne vuole sapere. Dice che io sono cliente, che ho pagato per stare nel suo bar e che quindi è suo compito risolvere il problema. Si offre di accompagnarmi in un centro commerciale per ricomprarmelo. Insisto di nuovo, per dire che non è un problema: costa pochi euro e posso andare io, ma lui insiste più di me. Il cameriere italiano mi dice di accettare, è la loro cultura. L’altra proprietaria quasi è in lacrime per non essere riuscita a ritrovare l’oggetto perduto ed io mi sento davvero mortificato per aver creato questo casino. Alla fine desisto, usciamo dal locale e Hidetsugu ci porta in un enorme centro commerciale di elettronica e mi compra il nuovo tappo. Mi ha fatto capire la profonda etica e onore del popolo giapponese, così diversa da quello a cui ero stato sempre abituato.

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Photoshop sì, Photoshop no

Molti mi chiedono quanto lo usi e spesso è oggetto di polemica. Lo uso in maniera diversa a seconda del genere fotografico… per i paesaggi molto. Eseguo tutti i passaggi con cognizione, volendo raggiungere un risultato che già so. Molti credono sia solo spostare qualche cursore a caso e aumentare la saturazione per rendere una foto bella. Sicuramente ora è più facile esaltare una foto rispetto al passato con l’analogico, ma è anche vero che diventato più facile pasticciare una foto, invece di migliorarla. Se una foto non è interessante dall’inizio, la cestino senza nemmeno spenderci tanto tempo. Inoltre non ho assolutamente la pretesa di migliorare la natura, perfetta già di suo, ma di darle quel tocco personale inteso come interpretazione soggettiva. Per lo street l’intervento è più soft, intervenendo solo solo su luci e ombre: bandito il bianco e nero, usato come scappatoia per rendere lo scatto più interessante. Lo trovo un cliché.

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Cosa pensano le persone che tu faccia VS cosa fai tu realmente

È divertente vedere le reazioni delle persone quando parlo dei miei viaggi o quando posto le foto sui social. Le persone credono occorra tantissimo denaro per girare il mondo e altrettanta fortuna per trovare situazioni interessanti da fotografare. Il “segreto” è darsi da fare: guardarsi intorno e trovare le giuste offerte, volando in Giappone a/r a 250 euro, come me. La vera fortuna è avere un lavoro, che mi dà la possibilità di realizzare tutto questo: nessuno mi regala niente e non sono tantomeno ricco di famiglia.

Per quanto riguarda la parte fotografica, le persone che guardano i miei scatti non sanno cosa ci sta dietro. Il mondo intorno a noi è pieno di occasioni, in tutti i campi della vita. Credo che più cose facciamo, più interessi abbiamo, più sia facile e rapido riuscire a salire su quel famoso treno che passa una volta sola. Per ogni treno perso ce ne sono altri 100 che stanno per passare: sta a noi prendere, uscire, metterci in campo e insistere. Per ogni foto uscita, ce ne sono 50 da buttare, magari dopo una giornata con una decina di kg d’attrezzatura in spalla. Fotografare non è una questione di like o approvazione: mi dà soddisfazione riuscire a racchiudere l’atmosfera di un luogo nel modo in cui l’avevo in testa. Viaggiare apre la mente e fotografare apre gli occhi: è questa la grande forza della fotografia.