Melting Memories, l’installazione che prova a rappresentare i ricordi


Come funziona la nostra mente quando ricordiamo? È questo quello che ha provato a raccontare e rappresentare l’artista multimediale, nonché ricercatore e docente presso il Dipartimento di Design Media Arts dell’UCLA di Los Angeles, Refik Anadol (Istanbul, 1985), con la sua mostra personale conclusasi lo scorso 10 marzo, Melting Memories, presso gli spazi della Pilevneli Gallery di Istanbul.

Le sue particolari sculture si basano su una serie di esperimenti condotti presso il Neuroscape Laboratory dell’Università della California, a San Francisco, nei quali, grazie all’utilizzo di uno speciale casco indossabile, l’artista è riuscito a raccogliere grosse quantità di dati che, attraverso la trasformazione in algoritmi, sono riuscite a fornire una la dimostrazione visiva di come il cervello lavori coi ricordi.

Utilizzando una parete multimediale LED alta circa 5 metri e una schiuma rigida, fresata tramite macchine a controllo numerico, Anadol ha le incredibili installazioni di Melting Memories. I pannelli mostrando una serie di forme in costante movimento che formano onde fluide, e ci portano per un momento all’interno della nostra mente, e del suo meccanismo di acquisizione dei ricordi.