Intervista a Alessandro Casagrande tra innocenza e provocazione sensuale


A metà strada tra intimità e non-luogo, tra l’innocenza vaga dei sogni lattiginosi e sbavati delle prime ore del mattino e la provocazione sensuale della carne giovane, nelle foto di Alessandro Casagrande si avverte tutta la tensione che corre tra il soggetto e il fotografo. Si sente, come se anche tu fossi lì e non dovresti esserci, un voyeur.

Classe 1987, nato italiano a Caracas e cresciuto vicino al mare, Alessandro Casagrande si è trasferito a Milano per studiare fotografia, e oggi viaggia in tutto il mondo per sviluppare i suoi progetti, personali e su commissione.

Come mai sei diventato fotografo?

Sono sempre stato vicino alla fotografia. Quando ero piccolo, mio padre mi regalò la prima macchina fotografica, e successivamente mi passò la sua collezione di 35mm. Da allora ho sempre avuto con me una macchina fotografica. Ero affascinato da quegli oggetti e dal fatto di guardare il mondo da un altro punto di vista, di poter catturare emozioni e ricordi. Per me la fotografia pian piano divenne un modo di esprimermi e di comunicare.

Come si è evoluta la tua estetica da allora?

Si è evoluta molto, ma non è soltanto un fatto di estetica. Sono importanti le sensazioni che si riescono a trasmettere, e il solo occhio non riuscirebbe a guidare la propria visione nella giusta direzione. Direi che la sensibilità e il tatto sono le cose più importanti, e richiedono passione e amore per quello che si fa. Pensando alla mia estetica in maniera generale, direi che la maggior evoluzione l’ho notata durante la realizzazione del mio ultimo libro: “Dentro”, che è l’introspezione di una storia d’amore, desiderio e passione in un rapporto di coppia. Trovandomi a documentare qualcosa di così intimo, ho viaggiato molto più profondamente nei miei sentimenti, imparando a notare i piccoli dettagli e concentrandomi sullo storytelling.

La luce si fa sempre notare nelle tue foto: che ruolo ha per te?

Per me la luce ricopre il ruolo più importante. Traggo ispirazione dalla luce stessa.
La bellezza della luce è che può essere interpretata da ognuno in maniera diversa e ci lascia liberi di esprimerci con naturalezza. Nelle mie immagini prediligo l’uso della luce naturale, perché mi sorprende con emozioni e trasporta la mia creatività verso nuovi orizzonti. Amo la luce perché rivela ciò che vogliamo rivelare e nasconde ciò che vogliamo mantenere nascosto: la nostra fragilità, l’intimità, e a volte ciò che è scomodo da mostrare. Tutta l’espressione della fotografia avviene in armonia con il tocco della luce, investita da passione e bellezza. Il mio lavoro riflette sempre il mio stato interiore, che non riesco a definire facilmente, ma il più delle volte è sognatore e malinconico. La luce crea equilibrio: fra i colori, il caldo e il freddo, il rosso e il blu, e mi rende libero di catturare ciò che voglio trasmettere.

Le location sono spesso indefinite, oppure dei non-luoghi come strade o stanze di albergo: quanto è stato influenzato il tuo lavoro dalle tue origini e dove ti senti a casa oggi?

Mi sento a casa in Italia, dove sono cresciuto e dove sono la mia famiglia e i miei amici. Una mia grande fortuna è stata l’aver avuto la possibilità di viaggiare molto, e per me è stato un aspetto decisamente importante per le mie influenze.
La scelta delle location il più delle volte è casuale. Spesso sono stanze d’albergo dove soggiorno, o case che prendo in affitto durante i periodi più lunghi in cui mi fermo in un posto. Da ogni città ricevo degli input diversi, di conseguenza l’approccio alla ricerca artistica ne viene influenzato.

Le tue foto riguardano momenti molto intimi: come lavori per rendere questa intimità? Il momento dello scatto è deciso precedentemente o no?

Decido poco precedentemente, più che altro sono attento alle tempistiche della luce e prediligo alcuni momenti della giornata. Lo scatto in sé avviene in maniera naturale, mi lascio trasportare dal momento, da ciò che mi circonda e dai diversi soggetti, ed esprimo la loro soggettività di fronte l’obiettivo in piena spontaneità.

Che rapporto c’è in una foto tra bellezza e verità?

Una foto è bella nel suo insieme e non dovrebbe relazionarsi al mero significato di bellezza. Una bella immagine è tale per quello che comunica, per quello che ci lascia indirettamente percepire. È quello che fantastichiamo dietro alla foto che la rende interessante. I piccoli particolari nascosti, nei quali ognuno trova un significato e immagina – o meglio, si immedesima – con la propria fantasia, con la propria esperienza o con i propri ricordi.
I pensieri legati alle sensazioni che proviamo quando osserviamo un’immagine sono la verità.

Come ti senti dopo uno shooting o riguardando i tuoi lavori dopo un po’ di tempo?

È bello tornare sui propri passi e riguardare i propri lavori. In questo modo si riesce ad osservare la propria evoluzione fotografica.

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