#fattiafette – Chi è Gesaffelstein?


Con la prima uscita dedicata a Gesaffelstein oggi inizia la serie #fattiafette, in cui ci sporcheremo le mani di materia grigia sezionando la mente e l’ingegno di artisti e personaggi noti che piacciono alla redazione di Darlin. Passato, influenze, pensieri, aspirazioni ed evoluzioni di chi, con l’arte o con l’astuzia carpisce la nostra attenzione.

Icona della moda, sex symbol per le giovane donne, ma anche produttore di grande talento riconosciuto dall’ esigente universo della tecno, Mike Levy aka Gesaffelstein è diventato nel giro di pochi anni uno dei personaggi più imponenti della scena attuale. Ma Gesaffelstein prima di tutto è un suono, che abbiamo scoperto nel 2009 con il suo maxi “The Operator” uscito su Zone, l’etichetta del suo amico The Hacker. Dell’electro/techno senza compromesse, un mix tra Detroit e Dusseldorf, un suono che si proietta nel futuro ma tiene anche conto delle proprie radici.

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Sarà il 17 ottobre al Fabrique di Milano per una serata che si preannuncia ricca di bassi pesanti. Molto riservato quando si tratta di interviste, abbiamo preferito sezionarlo per studiare quali sono le sue influenze.

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32 % Pierre Soulages

Pittore francese conosciuto per i suoi lavori sul nero. Oltre che con la musica, Gesaffelstein ha anche un buon rapporto con l’arte visiva, e con il colore nero in particolare. Secondo lui, il nero non è il riflesso di un’unica emozione bensì una base su cui lavorare, un rifugio. Ci sono più possibilità nel nero che negli altri colori. “Mi sento molto aggredito dalle cose troppo colorate.” Insomma, il lato scuro della sua musica e del suo stile arriva chiaramente da Soulages.

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41% Kraftwerk

“I suoni delle macchine dell’epoca erano di una qualità migliore rispetto ad oggi, tutto qui… I primi pezzi dei Kraftwerk negli anni ‘70 erano per me delle opere maggiori e all’avanguardia. Nessuno oggi riesce a realizzare cose così moderne.”

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17% Serge Gainsbourg

Tra i primi remix di Gesaffelstein, ne troviamo uno che ci sorprende: Serge Gainsbourg – “Je suis venu te dire que je m’en vais”. Simbolo dell’eleganza francese degli anni ‘70, Gainsbourg con i suoi pezzi era il maestro della lingua e della melanconia. Se probabilmente non sentiremo mai la voce di Mike Levy in un suo brano, l’album Aleph ha sorpreso con pezzi meno techno e più tranquilli (Values, Wall of Memories, Nameless).

9% Sua sorella

Fino all’età di 16 anni, Mike era maggiormente stimolato dalle arti visive piuttosto che dalla musica. L’interesse è nato grazie a sua sorella che ascoltava i Green Velvet. Questa scoperta l’ha attratto nei negozi di dischi, dove è entrato a contatto con la techno di Detroit, Underground Resistance e Dopplereffekt. Poi con Krafwterk ha capito esattamente cosa gli interessasse. Se oggi possiamo deliziarci con la sua musica, dobbiamo ringraziare anche sua sorella che l’ha instradato.

1% Gigi D’Agosino perché secondo Wikipedia tutti e due fanno musica techno…