Giappone: le università non vogliono donne nei corsi di Medicina



Una rivelazione dell’Università di Tokyo ha sconvolto il mondo: i risultati dei test di ammissione a Medicina vengono abbassati di proposito per non ammettere le donne.

Nel 2010 più del 40% degli studenti ammessi ai corsi erano donne, per cui dall’anno successivo sono state apportate delle modifiche. I punteggi venivano ridotti del 10% o anche del 20%, come riporta il giornale locale Yomiuri Shimbun. Il sistema ha funzionato, infatti quest’anno solo il 9% degli ammessi a Medicina erano studentesse.

L’Associazione Giapponese delle Donne in Professioni Mediche ha riscontrato che le donne passavano i test di ammissione in maggior numero rispetto agli uomini per tutti i corsi, eccetto Medicina.

L’università ha giustificato questa azione, spiegando che lo scopo è proteggere il sistema medico del Paese, che si trova in carenza di dottori. Una fonte anonima ha dichiarato al Yomiuri Shimbun: “Le donne spesso si licenziano per il matrimonio e i figli dopo la laurea. Dentro all’università c’è un forte senso che i dottori uomini possano supportare i servizi medici negli ospedali. C’è stato un silenzioso accordo [nell’accettare più studenti uomini] come soluzione alla carenza di medici.”

I funzionari vedono questo sistema come un “male necessario”. Sia il pubblico che i politici giapponesi hanno reagito negativamente a queste discriminazioni, e ci sono state delle proteste di fronte all’università.

Il Ministro per l’Uguaglianza Seiko Noda ha dichiarato alla stampa di aver preso la questione seriamente, dato che “qualsiasi processo di ammissione che discrimina contro le donne non è assolutamente accettabile. È estremamente importante che miglioriamo l’ambiente lavorativo perché le donne possano perseguire la professione medica.”

Nonostante le recenti iniziative per promuovere l’uguaglianza dei sessi sul posto di lavoro, il Giappone rimane piuttosto basso nella classifica mondiale sul gender gap: 114esimo su 144. Ci sono poche donne in posizioni di leadership, le molestie sessuali sono all’ordine del giorno, e c’è poco supporto per la maternità.