Dapper Dan, sarto famoso per i plagi d’alta moda, è diventato testimonial di Gucci


Nel quartiere di Harlem, a New York, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, Dapper Dan, nome d’arte di Daniel Day, aveva un suo atelier, frequentato dai personaggi più famosi dell’epoca, come Mike Tyson, LL Cool J e Eric B. e Rakim. Aperto dal 1982 al 1992, aperto anche 24 ore al giorno, per l’intera settimana, il negozio di Dapper Dan aveva un tale successo perché realizzava capi su misura per i suoi famosi clienti, stampando i loghi e i monogrammi dei brand d’alta moda, come Gucci, Louis Vuitton e Fendi, in stili e taglie che le case d’alta moda non offrivano.

dapper dan

Nel 1992 si sparge la voce delle sue contraffazioni e Dapper Dan è costretto a chiudere il suo atelier. Lo scorso maggio, però, la storia si è capovolta, e Gucci è stata accusata di aver copiato una giacca disegnata dal sarto di Harlem. L’accusa è nata a causa di una giacca disegnata da Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, presentata nella sfilata di Firenze, che ricorda moltissimo quella di Day, realizzata nel 1989, appositamente per l’atleta olimpica afroamericana Dian Dixon; l’unica differenza era il marchio stampato sulla giacca: quella originale aveva il simbolo di Louis Vuitton. Michele di Gucci è stato accusato di plagio e di appropriazione culturale. Comunque, ha riconosciuto l’influenza del sarto di Harlem, e subito l’azienda si è fatta avanti per rimediare.

Gucci ha dunque contattato Dapper Dan, che è diventato testimonial della nuova campagna Gucci Men’s Tailoring, nelle fotografie di Glen Luchford. Inoltre, il marchio aiuterà Dan a riaprire il suo negozio di Harlem, a cui fornirà il materiale e le stampe originali per i loghi; infine, Dapper Dan si occuperà di disegnare una collezione che verrà venduta in tutti i negozio Gucci, nel mondo, disponibile dalla prossima primavera.