Better Call Saul è meglio di Breaking Bad


Si dice che viviamo nell’era d’oro della televisione, o meglio, delle serie televisive, ed è impossibile negarlo: con livelli e budget di produzione sempre più vicini ai lungometraggi, cast, registi ed autori che passano sempre più dal grande al piccolo schermo e storie degne dei grandi scrittori, il livello di moltissimi telefilm contemporanei è alle stelle. E proprio per questo anche i più dediti binge watcher di noi, che sacrifichiamo volentieri qualunque straccio di vita sociale per vedere tutto il possibile, non possiamo umanamente stare al passo con ogni grande serie uscita negli ultimi anni.

Una delle più belle e importanti, con un seguito quasi pari forse a quello di Game of Thrones, è stata sicuramente Breaking Bad, finita ormai da più di due anni. Ma non tutti conoscono o seguono il suo spinoff, Better Call Saul, con protagonista Bob Odenkink, che in Breaking Bad interpretava il losco avvocato di Walter White aka Heisenberg. Con tutte le serie di qualità del momento, è facile perdersene una per strada, soprattutto uno spinoff, che, ammettiamolo, non promette mai troppo bene. Sembra sempre quel genere di cosa che vuole campare sulla sia dell’originale, stile ‘ti piace vincere facile’.

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Eppure sembra che questo telefilm di nicchia, iniziato nel 2015, abbia conquistato pubblico e critica, nella prima stagione semplicemente perchè si è dimostrato degno del suo predecessore – impresa non da poco – e nella seconda ha preso una forma e una direzione propria, diventando quasi migliore di Breaking Bad stesso. Ne mantiene l’atmosfera, certo, e lo stile, con la cinematografia mozzafiato degna di lungometraggi hollywoodiani, il ritmo incalzante e i toni da dark comedy quasi morbosa, ma Better Call Saul aggiunge anche una certa eleganza e una sofisticazione morale nuova. Una delle caratteristiche principale dello spinoff è anche il tipo di narrazione, che non parla di omicidi, traffico di droga e questioni di importanza nazionale, ma segue Jimmy McGill nei suoi dilemmi quotidiani di avvocato con un talento per la manipolazione che preferisce però non ingannare le persone, e soprattutto nella sua relazione col fratello Chuck, che dubita che le buone intenzioni del protagonista dureranno a lungo. Il tema principale è alla fine un uomo alla scoperta di se stesso, che cerca di capire chi è e come esserlo.

Mentre Walter White non è veramente una brava persona ma fa solo i propri interessi, Jimmy ha una coscienza e un compasso morale con cui combatte quotidianamente, cercando sempre di fare la cosa giusta ma spesso senza ottenere il risultato che voleva. Il telefilm è gestito dal creatore di Breaking Bad Vince Gilligan e dal produttore Peter Gould, che aveva introdotto il personaggio di Saul, ed è per questo pieno di fantastici riferimenti all’originale e personaggi come Mike Ehrmantraut e Nacho in situazioni in cui non ci sogneremmo mai di trovarli, a giocare con la nipote e comprare macchine costose. I creatori giocano anche sulla narrazione costruendo scene e inquadrature lunghe, che permettono ai personaggi di prendersi il loro tempo, di studiarsi a vicenda, parlare con calma o determinazione a loro piacimento, e introducono anche molti salti temporali che rivelano le vere intenzioni dei protagonisti in maniera originale e accattivante.

La seconda stagione di Better Call Saul è finita questa settimana, ma il telefilm è già stato rinnovato per una terza stagione che andrà in onda presumibilmente il prossimo febbraio. C’è quindi tutto il tempo del mondo per recuperare questo spinoff e decidere personalmente se è davvero l’eccezione alla regola e riesce a battere il leggendario Breaking Bad. A voi l’arduo verdetto.