Le “bikini baristas”, cameriere mezze nude nei ristoranti per famiglie


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Si chiamano Taylor, Christie, Brittany o Jessica. Hanno tra i 20 e i 25 anni e vivono a Bakersfield, Vernalis o Modesto, negli Stati Uniti. I loro account Twitter e Instagram contano decine di migliaia di followers che commentano le loro foto sexy al limite della decenza. Eppure queste ragazze non sono modelle né pornoattrici o escort, ma soltanto cameriere di Bottoms Up Espresso, una della catene più famose in termini di “bikini baristas”. Questi bar situati in prossimità delle strade californiane potrebbero assogmigliare ai nostri Autogrill o Old Wild West, tranne per il fatto che l’outfit delle cameriere è piuttosto succinto: pantaloncini, perizoma, calze a rete e tette in mostra.

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Un fenomeno tipicamente americano che è nato nella regione di Seattle, dove all’inizio degli anni 2000 sono apparsi i primi “sexpresso” e altri “breastaurants” (giochi di parole molto arguti e sottili), la moda si è poi estesa in tutto il paese. Al contrario degli strip bar, questi luoghi sono molto frequentati dalle famiglie. Aperti durante il giorno ed accessibili a tutti, fanno del corpo femminile un’attrattiva come un’altra. Non molto deontologico come approccio.

Una strategia commerciale che non disturba Jessica Trollinger, bella mora californiana: “Ho deciso di diventare bikini barista perché è molto più divertente! Abbiamo della giornate a tema: il lunedì siamo vestite da studentessa sexy, martedì in bikini, mercoledì da cowgirl. È come se fosse Halloween tutti i giorni. Il nostro lavoro è molto rigido e non ci sono rischi poiché la clientela è variegata: tutte le età, uomini e donne”.

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Ma i bikini bar non sono gli unici a giocare sul corpo femminile: il famosissimo Hooters, il cui nome significa “civetta” ma anche “tette” in slang, possiede ben 435 ristoranti in tutta America. Le cameriere hanno corpi da fare invidia alle modelle e sfoderano scollature vertiginose come cheerleaders. Un concetto sessista che fa ormai parte dell’America. Si tratta di un fast-food classico come un McDonald’s nel quale si possono incrociare famiglie e ragazzini. Le associazioni femministe hanno cercato di reagire affermando che dal momento in cui per poter lavorare è richiesto un outfit sexy, si tratta di una forma di umiliazione. Queste donne non sono assunte per le loro qualifiche professionali, ma soltanto per l’aspetto fisico. Quale immagine della donna avranno i clienti più giovani? La questione rimane, è uno dei tanti controsensi americani. Come è possibile che il popolo americano, così bigotto su alcuni aspetti, non si scandalizzi per tutto ciò?

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