L’artista Chemical X relizza opere d’arte fatte di droga


La Rave Culture, ormai entrata a pieno titolo nella storia della musica, oltre a generi musicali ben precisi e ad un’altrettanto precisa estetica psichedelica è da sempre ricondotta, nell’immaginario comune, all’uso di ecstasy, la droga da rave per eccellenza.

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Fin qui nulla di nuovo, ma un aspetto particolare di questa droga di cui non si è mai saputo granchè è il design. Suona strano ma se ci pensate bene è vero. Se prima le paste erano più semplici e rudimentali, col passare del tempo sono diventate sempre più particolari e sofisticate, dalla vasta gamma di colori di cui si possono trovare, ai simboli impressi su di esse, talvolta anche di marchi famosi come Rolex, Mitsubishi, Apple… se sia buona pubblicità o meno è difficile da stabilire.

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Ispirato da questa “arte”, l’artista che per ovvi motivi preferisce rimanere nell’anonimato e di cui si conosce solo lo pseudonimo Chemical X, ha voluto trasformare delle semplici pastiglie in opere d’arte. Per il suo ultimo lavoro attualmente esposto alla Bear Cub Gallery di Londra, l’artista famoso anche per aver disegnato il logo globalmente conosciuto Ministry of Sound, ha ricreato un vero e proprio mosaico composto di 20.000 pillole di droga.

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L’anno scorso, una galleria in cui due dei suoi lavori intitolati “Ecstasy of art” avrebbero dovuto essere similmente esposti, ha ritirato la mostra dopo aver scoperto che le opere erano state composte con reali sostanze droganti, e non repliche come invece era stato accordato. Sembra che Chemical X non sia il tipo di ragazzo disposto a scendere a compromessi.

Il fatto poi che una volta esibite sia intenzionato anche a vendere le sue opere rende difficile stabilire se si tratti di artista o spacciatore, almeno a livello legale.

Godetevi il suo lavoro e non preoccupatevi perchè pare che la droga non si assuma attraverso la vista.

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