25 domande a Aphex Twin da Nicolas Jaar, Richie Hawtin, Caribou e tanti altri artisti


In occasione del suo venticinquesimo anniversario, il magazine di musica tedesco Groove ha deciso di provare a intervistare in un modo diverso dal solito lo sfuggente Richard D. James, reale persona che si cela dietro lo pseudonimo a tutti noto di Aphex Twin. Quale occasione migliore poteva esserci se non l’uscita del suo primo album dopo 13 anni di silenzio? La trovata del magazine è molto interessante: hanno raccolto domande da altri artisti e DJ pensate espressamente per James. Qui di seguito riportiamo una selezione di 10 delle 25 domande, che nel caso siate interessati, potete trovare sul sito.

Caribou: Sei ambizioso? Se sì, con quale scopo?

Aphex Twin: Cerco di fare il meglio che si possa immaginare, questa è la mia ambizione. E cerco di farlo attraverso la musica. Quando produci musica e la riascolti, questa ti cambia e ti da un’idea di qualcosa di nuovo da fare. È un processo d’evoluzione continuo. Ogni volta che fai musica dovresti immaginare cosa vuoi sentire, che in pratica significa come tu vorresti che essa sia.

Nicolas Jaar: Hai mai percepito una sorta di fantasma, uno spirito, o una presenza che parlasse con te attraverso la musica o mentre facevi musica?

Aphex TwinSì, ho sempre percepito una presenza o qualcosa del genere. Non so esattamente cosa sia, forse è semplicemente una normale condizione umana, ma ci si sente sempre come se gli dei stessero vegliando su di noi e pensassero: ‘Ah, facciamogli fare questo’. Ed è molto strano perché l’altro giorno ero un po’ sballato e quando sono andato a letto ho avuto la più grande ed intensa sensazione che qualcuno mi stesse tenendo d’occhio.

Richie Hawtin: Il fatto di essere cresciuto in mezzo a quei paesaggi, sulla punta più isolata delle isole britanniche [Cornovaglia], pensi abbia influenzato il tuo stile musicale e la volontà di rimanere in qualche modo isolato e anonimo?

Aphex Twin: In mezzo alla natura è tutto molto più ‘trippy’. Quando mi sono ritrasferito in Cornovaglia dopo aver vissuto per anni a Londra avevo questo genere di fantasie su una natura selvaggia e bellissima. Ed è così, quando c’è bel tempo, ma con il vento diventa una natura fottutamente spaventosa. È comunque molto ‘trippy’, ma in modo spaventoso. Penso inoltre che questa sensazione di essere isolato abbia formato l’opinione esterna di me.

Apparat: Perché hai pubblicato così pochi dischi negli ultimi anni?

Aphex Twin: Semplicemente perché non ho bisogno di farlo. Faccio musica tutto il tempo, il più possibile, ma pubblicarne diventa sempre più difficile proprio perché dispongo di tantissimo materiale, ogni volta che arrivo al punto di produrre mi perdo e getto la spugna dopo poche ore. Adesso mi trovo in quella modalità in cui ascolto e produco molto fortunatamente. Penso che pubblicherò molta roba, spero.

François K: Dal momento in cui ti trovi in una fase della carriera in cui spesso sei in mezzo a molti dj e produttori più giovani: ogni tanto non pensi sia importante trasmettere loro alcune delle tue idee e tecniche?

Aphex Twin: Sì, assolutamente! Non sono più così protettivo delle mie idee. Quindi se la gente vuole sapere, per me va bene. Però mi devono riuscire a trovare, ed è abbastanza isolato il posto in cui vivo (ride), comunque se mi si chiede qualcosa sono sempre disponibile. Però non ho interesse ad entrare nello specifico, come parlare di strumenti ed attrezzatura tecnica. Se dovessi insegnare qualcosa vorrei che il mio apporto fosse puramente filosofico, non mi interessa insegnare a qualcuno ad usare bene Traktor o roba simile, non so se mi spiego. Vorrei aiutare la gente ad uscire fuori con qualche idea nuova, e magari imparare qualcosa da loro anch’io.

Ho due bambini che mi chiedono consigli tutto il tempo. Sono completamente interessati alla musica, hanno 6 e 8 anni e vogliono sapere sempre più dettagli. Che software usare? come posso ottenere questo suono?

DJ Koze: Sei curioso della reazione della gente in seguito all’uscita del tuo album Syro, visto che era così tanto tempo che non rilasciavi niente? La cosa ti stressa?

Aphex Twin: In un certo senso si, ma conosco la mia musica troppo bene. Sono molto obiettivo ormai e penso che nessuno potrebbe dire qualcosa che non avrei pensato da solo. Se fai qualcosa di creativo devi essere il critico più severo per essere bravo e avere successo. Devi dirti che sei una merda per migliorare! L’unica cosa che puo’ colpirmi è se qualcuno mi fa notare una cosa che è vera e non ci avevo pensato prima. Ho scelto accuratmente i pezzi dell’album e mi sembra molto accessibile. È uno dei miei album più pop, quindi so già più o meno quali reazioni ci saranno.

James Holden: Fa schifo essere te?

Aphex Twin: No, sono molto felice di ciò che sono.

Fritz Kalkbrenner: Tiri fuori un nuovo album per i soldi?

Aphex Twin: No. Lo faccio per tirare una riga, chiudere un capitolo. Quando finisci un album è come voltare pagina per concentrarsi su nuove cose. Ho raggiunto un certo punto nella mia vita in cui posso ormai orientarmi verso nuovi orizzonti. La musica su questo album proviene da un periodo molto lungo, alcuni brani hanno già 6 anni.

Luciano: Cosa pensi dell’esplosione dell’EDM nel mondo e più particolarmente negli Stati Uniti, e di questi spettacoli di LED con una sola persona sul palco?

Aphex Twin: Va bene per me. Non me ne frega niente di quello che fa la gente. Quello che mi importa è la musica che mettono. Non è legato a niente che faccio io. Per esempio Skrillex, ho solo sentito parlare di lui perché i miei bambini l’ascoltano. Sembra che abbia una buona comprensione della tecnologia. Mi sembra molto pop no? Troppo pop per me.

Ben Klock: Pensi che alcuni dei tuoi pezzi più duri o scuri o melanconici rispecchino la tua parte melanconica o paranoica o sono solo il risultato di stati d’animo passeggeri?

Aphex Twin: Penso che tutto quello che fai è parte di te, ma non viene per forza fuori da cose che senti o fai quando componi musica. Potresti sentire un brano che ti fa venire in mente queste sensazioni, ma non saprai mai cosa pensano davvero gli artisti. È la cosa incredibile della musica, non puoi esprimerlo con parole. Se conosci perfettamente qualcuno che suona per te, potresti pensare: “Cazzo, non avrei mai  immaginato!”

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