Siete pronti a fare sesso con i robot?


Li chiamano sexbots, o robot sessuali, e ci annunciano quello che sarà un futuro teledildonic. Il giornalista del Guardian, Evan Wiseman è andato all’incontro di chi ci annuncia una società nella quale faremo l’amore con dei robot, intervistando David Levy, gran maestro degli scacchi e creatore del “Congress on Love and Sex with Robots”, e il suo collega Adrian David Cheok. La manifestazione, arrivata alla seconda edizione, doveva tenersi in Malesia e consisteva in una serie di conferenze universitarie, ma è stata vietata dalle autorità locali, perchè “non c’è nulla di scientifico nel far sesso con dei robot”.
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Nel 2007, Levy aveva scritto un libro intitolato “Love and Sex with Robots” nel quale affermava che “l’amore con i robot sarà normale così come quello fra gli umani” e nel quale aveva stimato che esso creerà “un mondo più felice perchè tutte le persone avranno qualcuno con cui stare”. Evan Wiseman gli ha posto una serie di domande imbarazzanti sulla fedeltà, o se questi robot potrebbero costituire una soluzione “etica” per gli uomini che desiderano avere una relazione con un bambino: “La mia opinione è che un giorno i robot saranno programmati con delle conoscenze psicoanalitiche tali che potranno cercare di curare i pedofili”.

L’articolo dà anche uguale spazio al principale oppositore di Levy, l’antropologa Kathleen Richardson, che guida la compagna contro i Sex Robots. Secondo lei, “i pedofili, i violentatori le persone che non riescono ad avere delle relazioni umane, hanno bisogno di una terapia, non di bamboline robotiche”. La Richardson ha anche stimato che una tale innovazione andrà contro la nostra capacità empatica.

Il magazine Fusion ha recentemente fornito un riassunto piuttosto equilibrato di questa controversia, con il titolo “vietiamo immediatamente i robot sessuali”. L’articolo fornisce un panorama completo dell’argomento, chiarendo i pro e i contro e spiegando che “la ricerca sull’impatto sociale dei robot sessuali è ancora embrionale”. Per potervi informare maggiormente su questo progetto, potete leggere l’articolo di Vanity Fair.

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