Abbiamo intervistato Omar Souleyman. Spoiler alert: non gli piace parlare


Sogno di poter intervistare Omar Souleyman da ormai qualche anno. Credo che il mio amore platonico nei suoi confronti sia nato nell’esatto secondo in cui ho visto la sua sagoma mal ritagliata gorgheggiare e ondeggiare sinuosa sul tetto di una station wagon nell’inverosimile video di Warni Warni. Questo enigmatico artista siriano, resosi celebre nella nativa Siria suonando ad un numero non umanamente misurabile di matrimoni e accumulando la modica cifra di cinquecento album prima dello scoppio della guerra civile, ha visto il suo mondo iniziare a stravolgersi quando, nel 2007, l’etichetta di world music di base a Seattle, la Sublime Frequencies, ha reso pubbliche le sue prime registrazioni, regalandogli un seguito di ragazzini indie ossessionati dall’esotico (leggi: non convenzionalmente occidentale). La rivoluzione copernicana però ha assunto le sembianze di Four Tet, con cui Souleyman ha registrato il suo primissimo studio album, uscito sotto Ribbon Music, una imprint di Monkeytown Records, aka l’etichetta dei Modeselektor. Ma che dico, voi tutto questo lo sapete già.

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Torniamo al presente. L’anno è il 2015, il mese novembre, il che significa: it’s that time of the year again. Il Club2Club è alle porte, orde di individui si accalcano ai binari 4-5-6 di Stazione Centrale aspettando di salire sul carro bestiame treno per Torino, dove, guarda caso, suonerà anche il mio esotico beniamino. Quale occasione migliore per fargli un paio di domande? Vietato qualsiasi accenno alla Siria, però.

Ora, lungi da me professarmi un’autorità in interviste, ma un adeguato spirito d’osservazione mi porta a pensare che quando le tue domande sono abbondantemente più lunghe delle risposte dell’intervistato, non è esattamente il caso di fissare l’orizzonte con sguardo vittorioso. O forse, più semplicemente, il tuo interlocutore non è dei più loquaci. Comunque stiano le cose, abbiamo ugualmente deciso di pubblicare questo scambio verbale, se non altro in nome della mia indefessa venerazione per Souleyman. Prendete e leggetene tutti, ma se fate battute sulla falsa riga di “SU LE MANI PER SOULEYMAN” sappiate che non siete degni di Omar.

DARLIN: Con quale artista hai trovato più interessante collaborare? Perché?
Omar Souleyman: Ho sempre ricercato un buon sound per la mia musica. Non l’ho avuto fino a che non è arrivato Kieran Hebden (Four Tet). È entrato nella mia vita e improvvisamente i miei pezzi avevano il sound che ho sempre sognato avessero.

D.: Nel corso della tua carriera hai collaborato con una grande varietà di artisti, tra i quali va per forza ricordata Björk. Siete entrambi artisti incredibilmente originali, seppur in maniera totalmente differente. Com’è stato incontrarla? Hai sentito di avere un qualche tipo di affinità artistica con lei?
O.S.: Non ho incontrato Björk quando ho registrato i pezzi che mi aveva chiesto per il suo album [The Crystalline Series, ndr]. Sono solo andato a registrarli. Poi li ha usati come versioni dell’originale. Ma l’ho incontrata poi, un po’ di anni più tardi. In Islanda, a casa sua, ero lì per un festival. È stato bello incontrarla. È una persona interessante.

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D.: Hai mai sentito la necessità di “aggiustare” o addirittura di esagerare determinati aspetti della tua musica per poter essere accettato dal pubblico occidentale?
O.S.: No mai

D.: Analogamente, hai mai sentito la necessità di adattare il tuo look o la tua “identità visiva” per venire incontro alle aspettative del pubblico occidentale?
O.S.: No mai

D.: Hai mai ricevuto critiche da casa per il modo in cui la tua musica si è evoluta? Si è allontanata molto dal suo stile originario?
O.S.: La mia musica non è cambiata né si è evoluta in alcun modo. La mia musica è ed è sempre stata fedele alle [mie] origini. La gente critica per vari motivi e con scopi differenti, ma su questo aspetto nessuno mi ha mai criticato.

D: Perché secondo te siamo così affascinati dalla tua musica? È un interesse genuino? E’ per curiosità? O è semplicemente a causa della novità che questa rappresenta? O per un altro motivo ancora?
O.S.: La mia musica fa sempre ballare la gente e scalda i loro cuori. Questo è tutto ciò che so e che osservo ovunque vada.

D.: Nel tuo ultimo album, Bahdeni Nami, esplori ulteriormente le tematiche dell’amore e dell’amicizia. Puoi dirci quali sono alcuni degli elementi nuovi in questo particolare ambito che sono contenuti nel disco?
O.S.: Questi temi sono da sempre contenuti nei miei dischi. Lo sono sempre stati. Non per questo particolare album o per un altro, non per una canzone in particolare o per un’altra. Sono sempre stati quelli i temi. Non ci sono elementi nuovi, a dire il vero. Ci sono dei bei remix, quelli potrebbero essere una cosa nuova. E qualche produttore nuovo, ma questo è quanto.

D.: Qual è la storia del tuo ormai celebre modo di ballare? Perché diventiamo pazzi a vederti ballare così sul palco secondo te?
O.S.: Non saprei. Non è una cosa pianificata. È il mio modo per invitare il pubblico a ballare con me.

D.: Sappiamo che ora vivi a Istanbul. Ci daresti qualche dritta sulla città?
O.S.: No, non vivo a Istanbul. Vi siete sbagliati. Quindi non vi posso aiutare.

D.: Se ti dicessi che il mio matrimonio è settimana prossima, saresti disponibile per un booking?
O.S.: Sempre disponibile per i matrimoni. Contatta management.

Non mi resta che affittare un marito su internet, ora. Oppure sposarmi direttamente con Omar Souleyman, anche se dopo questo piccolo scambio di battute non sono troppo ottimista quanto alle nostre ipotetiche conversazioni.

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