I Casamonica ospiti a Porta a Porta, il rischio è quello di un ennesimo “effetto Dipré”


Ieri sera, Bruno Vespa ha avuto come ospiti del suo programma Porta a Porta la figlia e il nipote di Vittorio Casamonica, esponente della nota organizzazione criminale i cui funerali sono stati celebrati in pompa magna circa 20 giorni fa, a Roma. Come avrete avuto modo di notare aprendo le prime pagine di tutti i giornali, se non fosse per i video della “giornalista” ungherese che tira calci ai profughi in fuga, oggi non si parlerebbe d’altro. Le opinioni riguardo l’ospitata di Vespa sono divise.

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Arturo Diaconale del consiglio di amministrazione Rai sostiene, a nostro parere in modo legittimo, il diritto da parte di un giornalista di ospitare all’interno dello spazio televisivo dedicato al suo programma i parenti di una persona di cui l’Italia, volente o nolente, sente parlare da diversi anni, e più che mai negli ultimi 20 giorni.

 Si tratta di un caso che ha colpito l’immaginazione del Paese e dell’opinione pubblica. Averlo affrontato giornalisticamente non mi sembra affatto un motivo di scandalo.

Dall’altro lato, esponenti del Pd e personalità vicine al partito biasimano le scelte di Vespa, definendo “un grave errore” quello di lasciare spazio in televisione ai parenti di un esponente della malavita.

 Vedere accomodati rappresentanti della famiglia Casamonica nel salotto buono della tv di Stato finanziata con il canone dei contribuenti, doverli sentire rivendicare proprio quei funerali che hanno indignato e offeso la nostra comunità, ascoltarli mentre stabilivano accostamenti improponibili e ignominiosi tra grandi figure della Chiesa e il loro congiunto, è stato un vero e proprio affronto per tutti coloro che sono impegnati nella battaglia contro le mafie e l’illegalità.

Impossibile biasimare anche chi ha fatto quest’ultima affermazione.

Se il nostro paese fosse formato solo ed esclusivamente da teste pensanti e persone omaggiate dalla natura col dono della ragione, probabilmente non ci sarebbe nulla di male, o meglio nessun pericolo, nel vedere su Rai 1 dei burini analfabeti parenti di un criminale che, spalleggiati da un Vespa a caccia di share, propongono improbabili e quanto mai ridicole scuse per giustificare atti la cui natura è altrimenti palese a tutti.

Tutto ciò perché, se fossimo tutti dotati di buon senso, in primo luogo Vespa se lo cagherebbero in pochi; e poi perché, grazie appunto alla ragione, si eviterebbe di incappare nel pericolo principale costituito da eventi simili: la possibilità che personaggi di questa razza, criminali e figli di criminali, attraverso comparse televisive entrino a far parte della normalità italiana. Entrino nell’immaginario collettivo, i loro volti diventino familiari e il loro modo di parlare e gli strafalcioni grammaticali inizino a risultare a tratti addirittura “simpatici”. In un certo senso mi ritornano in mente le dinamiche dell carriera di Diprè: all’inizio, il fatto che fosse uno schifoso saltimbanco approfittatore delle disgrazie altrui era palese, ma col passare del tempo e la crescente familiarità con il suo volto e la sua voce, quest’aspetto sembra essere scivolato in secondo piano per molte persone.

 In definitiva, se c’è un motivo per cui vedere i parenti di Casamonica accomodati sulle poltrone di Vespa come se fossero ospiti qualsiasi non è per niente un bene, quel motivo siamo noi. Un paese che non è in grado di proporre attraverso i media sia il bene che il male, senza la necessità di specificare quale sia il bene e quale sia il male.

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