Quando i detenuti valutano la loro prigione su Yelp


Per chi non lo conoscesse, Yelp è il sito in cui gli internauti di tutto il mondo possono scrivere recensioni sulle attività locali che hanno visitato, proprio come Tripadvisor con i ristoranti. Se il carcere di San Vittore a Milano non presenta alcun commento, la pratica di recensire le prigioni è invece molto diffusa negli Stati Uniti, tanto che ormai almeno una dozzina di carceri sono registrate sul sito alla voce “servizi pubblici e amministrazioni locali”.  

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Come spiega Wired in un articolo, la maggior parte delle persone che lasciano commenti sulle strutture sono ex detenuti, familiari di carcerati che si recano nelle strutture in visita oppure avvocati e rappresentanti dei servizi sociali.

L’avvocato Robert Miller ha dichiarato all’Huffington Post di aver iniziato a scrivere delle recensioni sui carceri per “ammazzare il tempo”, principalmente mentre si trovava in attesa di vedere i suoi clienti in queste strutture. In realtà penso che le critiche, se ben fatte, possano rivelarsi utili per i familiari dei detenuti e per chiunque debba recarsi all’interno di queste strutture”.

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Molti commenti sono invece scritti con spirito sarcastico, c’è ad esempio chi commenta leprigioni come se fossero dei resort. Riguardo un carcere di massima sicurezza del Colorado, un internauta scrive: “Room service adorabile! Ma la sicurezza non è ancora al massimo!

Altrettanto popolari sono le recensioni da parte degli stessi secondini (o almeno così si suppone): “Voto il carcere come eccellente! In questo posto, non solo gli animali stanno finalmente al loro posto, ma a fare loro la guardia c’è la crema della crema!

Se a prima vista sembrerebbe una pratica utile e innocente, il fatto di lasciare recensioni sulle strutture carcerarie ha suscitato anche delle polemiche, alcune direttamente da Stephen Whitmore, portavoce dello sceriffo della contea di Los Angeles: “Il carcere non è un ristorante, non è come andare al cinema, ci si trova in quel posto perché si è commesso un crimine”.

Una donna di nome Victoria Ramos racconta la sua visita al California Correctional institution: “Ho guidato da Pasadena per arrivare in questo posto e fare visita a mio fratello, ma una volta arrivata non me lo hanno fatto incontrare: a quanto pare i miei pantaloni erano troppo aderenti e i detenuti avrebbero potuto vedere attraverso il mio top nero che è stato definito dalle guardie ‘trasparente’. Mi hanno chiesto se volessi affittare una felpa ed un altro paio di pantaloni, io voglio bene a mio fratello e ho guidato due ore per arrivare fin qui, ma ho risposto di no”.

Victoria Ramos aggiunge poi: “Se qualcuno che ha già vissuto la mia stessa esperienza avesse riportato tutto su Yelp, probabilmente sarei arrivata preparata in modo diverso. Ho cercato notizie e consigli direttamente sul sito dell’istituto, ma non ho trovato nulla di tutto ciò”.

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