Addio scatti hot e seni scoperti, American Apparel cambia immagine


In un documento presentato agli investitori lo scorso 8 giugno, American Apparel ha elaborato un nuovo piano per rielaborare la propria immagine. Il brand di vestiti potrebbe definitivamente lasciarsi alle spalle quell’immagine hot-trashy che l’ha reso celebre?

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Dimenticatevi le tette all’aria, le posizioni arrapanti e le modelle appena maggiorenni in perizoma. American Apparel ha deciso di procedere ad una ricostruzione dell’immagine, lo attesta il documento presentato agli investitori e diffuso online qualche giorno fa: dimenticare il passato rendendo più positivo, aperto e socialmente impegnato il brand. Finite le provocazioni, il posto viene quindi lasciato a donne più sexy ma vestite. Le vecchie pubblicità caratterizzate da allusioni sessuali più o meno (più più che meno) esplicite saranno solo un ricordo.

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Obiettivo dichiarato: riconquistare la generazione Y, quei famosi millennials tra i 15 e i 35 anni il cui spirito secondo AA non tiene conto dell’età ma dell’impegno e dell’espressione individuale. Una popolazione importante, agiata e in piena crescita descritta nel documento come la più influente per i prossimi anni nel mondo della moda. Il cambiamento è già percepibile, basti paragonare la pubblicità uscita nel 2014 con quella del 2015.

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American Apparel tenta quindi di voltare pagina rispetto al periodo di Dov Charney, il fondatore del marchio che il CdA ha rilevato delle sue funzioni a giugno 2014. Per ricordarlo: è stato accusato di molestie sessuali ai danni dei suoi impiegati e alcune delle sue pubblicità hanno creato molte polemiche, tanto da essere vietate in Inghilterra. Nel 2004, una giornalista aveva denunciato dei suoi comportamenti perversi, la fellatio in pubblico per lui non era un problema. Il documentario American Apparel Documentary Film ne dà la prova.

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Mentre la società ha rischiato di chiudere più volte, la nuova presidentessa Paula Schneider vuole evitare di pestare altre merde, cercando così di ingraziarsi i media e riconquistare una clientela più convenzionale. In un’intervista a Bloomberg, Schneider ha affermato che l’audacia fa parte del DNA di AA, e che non sono intenzionati a limare questa caratteristica: “Non bisogna essere esplicitamente sessuali. Esistono altri modi per raccontare la nostra storia senza essere offensivi”. Lo scorso 20 marzo, una pubblicità a sfondo sessuale aveva fatto parlare di AA, si trattava di una donna dall’aspetto molto giovane in body string.

L’autorità che regola gli Standard della Pubblicità (ASA) ha chiesto il ritiro dello scatto ed ha vietato ad AA di pubblicarne altri simili.

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