Il complesso rapporto tra madri e figlie immortalato in una serie fotografica


Rania Matar  ha lavorato come architetto per molti anni, ma quando è rimasta incinta del quarto bambino ha iniziato a prendere lezioni di fotografia per poter realizzare foto migliori ai suoi figli. Senza che fosse programmato, questa nuova attività ha sostituito il suo lavoro primario.

Matar, che ha doppia nazionalità, sia libanese che americana, subisce l’influenza di entrambe le culture, e a proposito di come si è sentita durante i catastrofici eventi dell’11 settembre dichiara: “In quel periodo pensavo, e io da che parte sono? Io sono entrambe le culture, ma ho passato momenti difficili quando i media agivano in modo univoco – o sei con noi o contro di noi – e io ero loro e noi”.

Ordinary Lives è stato il suo primo progetto in risposta alla questione: una collezione di immagini di donne e bambini libanesi che vivono la vita quotidiana, esattamente come suggerisce il titolo. Qualcosa di diverso da quello che i media americani mostravano. Il fulcro del lavoro di Matar è sempre stato il cercare di mostrare la vita delle donne di tutte le età ed etnie, ma dopo qualche anno l’attenzione della fotografa si è focalizzata sul rapporto talvolta molto complesso tra madri e figlie. Il risultato si intitola “Unspoken Conversations”, una serie davvero toccante.

Soraya and Tala, Yarze Lebanon 2014.

Soraya e Tala, Yarze, Libano 2014.

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