Siamo andati all’Umbria Rock Festival


Dopo una lunga attesa, il festival più atteso dell’estate è finalmente arrivato. Umbria Rock è stato decisamente all’altezza delle aspettative, sia nostre che dell’organizzatore Yashwan “Yash” Bajaj, che ha dichiarato che l’anno prossimo il festival si terrà nuovamente.

Day 1
La redazione trascorre la mattinata alla meravigliosa SPA dell’Hotel Relais Paradiso di Gualdo Cattaneo. Ci rechiamo sul luogo del festival intorno all’una e mezza, ma i cancelli vengono aperti con tre ore di ritardo a causa di problemi organizzativi. Purtroppo il gruppo pesarese Be Forest ha suonato a festival chiuso e non siamo riusciti ad ascoltarli (voto 10 sulla fiducia). Aprono quindi il festival gli Apache Darling, duo di Glasgow di recente formazione. Propongono una setlist dinamica e divertente, ci piace specialmente il loro primo singolo “Move than Me” (voto 7). È il turno di Filippo Graziani, figlio del noto cantautore italiano Ivan Graziani, che però non ci impressiona; nonostante abbia riscosso parecchio successo a livello nazionale nell’ultimo anno, troviamo il suo folk-rock un po’ troppo pretenzioso (voto 5). A seguire il duo londinese Elephant 12 non migliora la situazione. L’esibizione ha forti richiami al rap-metal – stile Rage Against the Machine, per intenderci – e non ci regala grosse emozioni (voto 4). L’ultima esibizione della giornata è di Peter Hook & The Light, storico bassista dei Joy Division e New Order. I suoni ci sono, ma la voce manca completamente – non a caso suonava il basso –; tuttavia ci diverte molto e rimaniamo soddisfatti (voto 6/7, se dobbiamo guardare solo l’aspetto musicale; altrimenti 7 e mezzo). A causa della mancanza degli headliner Basement Jaxx, dovuta a problemi organizzativi, la giornata è stata chiusa dal djset dei Bond Street, che ci fanno ballare fino a mezzanotte. Torniamo in albergo stanchi ma entusiasti, ansiosi di assistere alla seconda giornata.

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Day 2
Ci svegliamo esaltati come un bambino grasso la cui madre ha appena sfornato i biscotti, non vediamo l’ora di assistere alle esibizioni del giorno. Sfortunatamente i Courteeners non saranno presenti, il cantante è malato. La giornata si apre con i Doormen, gruppo marchigiano, che ci regala una performance di alto livello, da cui si percepisce l’esperienza dei membri della band (voto 7/8). Seguono i RE- Tros, il gruppo indie più noto in Cina, la cui esibizione ci sembra interminabile. In un’ora e mezza esplorano tre quarti dei generi musicali a noi conosciuti – e non solo –. Sono troppo cool per noi italiani (voto 5). Dopo cena riusciamo ad incontrare nel backstage Tim Burgess dei Charlatans e Paul Weller, che ci concedono foto in modo molto simpatico e naturale. Il concerto dei Charlatans ci emoziona parecchio, è tutto molto ben eseguito e di forte impatto. Non mancano i classici, da “Weirdo” a “North Country Boy”, che ci esaltano incredibilmente (voto 8 e mezzo). Finalmente inizia Paul Weller. Il concerto è magistrale, sia dal punto di vista musicale che a livello d’intrattenimento –That’s entertainment, Mr. Paul! –. Commossi, ci godiamo appieno la sua esibizione, che si meriterebbe il massimo voto se non fosse per la mancanza di pezzi storici nella setlist. A chiusura del bellissimo spettacolo, Burgees e Weller ci regalano un duetto sulla storica “A Town Called Malice” (voto 9 e mezzo). Non potremmo essere più soddisfatti.

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Day 3
Aprono la giornata gli Elara Caluna, gruppo di Glasgow, che risultano un po’ piatti e noiosi, soprattutto nel dopo pranzo (voto 4). Jason Riddle, un giovanissimo ragazzo inglese, risolleva la situazione, proponendo una sentita esibizione dalle forti, ma non eccessive, influenze folk (voto 7 e mezzo). Rimaniamo delusi dai BMX Bandits, che sembrano rimasti fermi agli anni Ottanta e risultano poco entusiasmanti (voto 4 e mezzo). I Cribs iniziano a suonare al tramonto e sono uno dei gruppi che la redazione attendeva maggiormente. Purtroppo sono visibilmente poco esaltati – probabilmente per la scarsità di pubblico – e non riescono a dare il massimo. Alla fine, la loro performance è senza infamia né lode e ne rimaniamo un po’ delusi (voto 6). Non siamo fan dei James, quindi non abbiamo aspettative, tuttavia rimaniamo piacevolmente impressionati. Musicalmente si possono definire perfetti e la presenza scenica del cantante Tim Booth rende l’esibizione particolarmente interessante (voto 8). Le vere star della giornata sono però i Kaiser Chiefs: nonostante un po’ di scetticismo iniziale dovuto al fatto che non abbiamo particolarmente apprezzato gli ultimi lavori, la band si dimostra all’altezza della situazione. Grazie ai loro primi singoli e al loro entusiasmo ci fanno tornare adolescenti e ci lasciamo alle spalle le recenti delusioni. Il front-man Ricky Wilson compensa una voce non esattamente eccelsa con mosse da vera rock-star (si è arrampicato sopra la torre del mixer!).

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Tralasciando l’aspetto musicale ed organizzativo, la location del festival è davvero meravigliosa e la struttura ben organizzata. Purtroppo non siamo riusciti a goderci appieno il cinema muto perché eravamo troppo impegnati con i concerti. Ci sentiamo comunque di consigliare il festival per l’estate prossima e ci auguriamo un’altra line-up interessante, magari senza più problemi di organizzazione.

Ludovica Sabatini

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