Siamo andati al Club to Club Festival 2014


Come già saprete, la scorsa settimana si è svolta a Torino la quattordicesima edizione del Club to Club Festival, appuntamento ormai più che consolidato per gli amanti della musica elettronica. Per chi di voi non fosse riuscito a presenziare, sappiate che vi siete persi una bomba. Comunque non disperate, noi ci siamo andati e adesso vi raccontiamo com’è stato.

c2cQuesta edizione è stata caratterizzata da una line up corposa in grado di soddisfare tutti i gusti e le esigenze, da chi è interessato all’ascolto di musica sperimentale di qualità, magari mentre se ne sta comodamente seduto in una location suggestiva come il Teatro Carignano, fino a chi invece non vede l’ora di farsi stuprare i timpani da una cassa in 4/4 dritta in faccia.

Grande novità di quest’anno è stato l’allestimento dell’Headquarter (quartier generale, anche se in italiano fa meno figo) a cura di ABSOLUT in un’altra location esclusiva: l’Hotel AC Torino. Durante i cinque giorni di festival, grazie al format super innovativo Absolut Symposium, l’hotel ha cambiato completamente faccia ospitando talk, installazioni, dj set e live di artisti come How To Dress Well, Uabos, Clap! Clap! aka Digi G’alessio, Miles… Alla faccia di chi continua a ripetere con ostinata aria di supponenza che in Italia siamo sempre indietro.

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Il tutto accompagnato da innumerevoli cocktail studiati ad hoc per l’occasione, come quelli serviti nella Warhol Room, stanza d’albergo allestita a cocktail bar in cui mentre te ne stai comodamente sdraiato sul letto con i Velvet Underground in sottofondo, un barman si preoccupa di deliziarti con qualche drink particolare. Un simposio moderno.

Un’altra stanza dove sembravamo dei bambini in un negozio di caramelle è  la Jam Room. Ci siamo divertiti come dei matti a strimpellare tutti gli strumenti a disposizione compromettendo l’udito dei presenti.

Avete sicuramente visto la photo di Chet Faker, ma Tommaso è di un tutt’altro livello:

Giovedì sera, dopo un aperitivo in hotel a base di vodka e Clap!Clap! ci siamo lasciati cullare  dalle atmosfere caotiche della producer americana Laurel Halo e dell’inglese Kode 9, entrambi i set studiati apposta per l’occasione, nella splendida cornice del Teatro Carignano.

c2c3Esibizione concettuale molto interessante, ma anche molto “seduta”, fin troppo per ciò a cui siamo abituati. Un po’ assopiti dai ritmi astratti dei due artisti di Hyperdub Records, a rianimarci ci hanno pensato Primitive Art e Ben Frost all’Hiroshima Mon Amour (seconda tappa della serata). E anche un altro paio di cocktail di cui ci siamo pentiti Venerdì mattina, quando intorno alle 11.00, con il sapore di dentifricio ancora in bocca, siamo stati invitati nuovamente nella Warhol Room per assaporare un bel Bloody Mary. Papille gustative in delirio per l’accoppiata menta-tabasco.

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Dopo un meritato riposo pomeridiano e qualche avvistamento importante (tra cui le passerelle di Francone Battiato in giro per la hall), alle 17.00, come ogni giorno, il quartier generale ha riniziato a pulsare di beats. Uabos, vodka tonic e poi ancora Miles (UK/Modern Love). Rapida cena e poi è già il momento di muoversi verso il Lingotto, alle 21.30 attacca Battiato dall’alto del main stage con il Joe Patti’s experimental group, forse l’artista più atteso e decantato di tutto il Festival, motivo per cui temevamo di poter rimanere delusi dalla sua esibizione.

Invece così non è stato, Battiato e la band regalano un live superlativo, con tanto di cinquantenni che si sbracciano in prima fila e l’intero pubblico in delirio al momento della chiusura sulle note di “Voglio vederti danzare”.

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Per quanto ci riguarda, la scoperta musicale della quattordicesima edizione è stata la giovane canadese Jessy Lanza, che con il suo pop elettronico e la sua presenza sensuale ha saputo incantare la Sala Rossa, il secondo stage all’interno del Lingotto. Dopo la dolce Jessy ci spostiamo di nuovo davanti al palcone ansiosi di sentire il live di Caribou, ma l’attesa è notevole. Almeno mezz’ora di vuoto tra un’esibizione e l’altra che irrita visibilmente il pubblico, se c’è qualcosa da ridire sul festival intero è proprio questo. Il set di Caribou fortunatamente riappacifica tutti gli animi. Alle 03.00 attaccano contemporaneamente Pantha Du Prince sul main stage e Ben UFO in b2b con Ron Morelli nella Sala Rossa, che per l’occasione viene ribattezzata “Sauna Rossa”, causa affollamento e strusciamento di corpi agitati. Purtroppo scopriamo di non poterci sdoppiare per sentire tutti e due, quindi optiamo per mezz’ora di main stage e il resto in Sauna, dove Ben & Ron (al debutto mondiale in b2b) armati di lanciafiamme infuocano letteralmente la pista. A nostro parere il set migliore della serata.

Dalle 04.00 fino a chiusura facciamo un giro dietro al main stage per goderci più in tranquillità un altro set molto atteso, il debutto italiano di Talaboman, duo composto da John Talabot e Axel Boman, che come ci aspettavamo spacca di brutto.

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Sconvolti&contenti, alle 06.00 facciamo l’ultimo giro per ammirare i morti, dopodichè è tempo di andare a dormire, anche perché un after ufficiale, udite udite, non c’è. Secondo appunto da fare all’organizzazione del Festival.

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L’indomani, con nostro grande rammarico è giunto il momento di tornare a casa, quindi lasciamo le stanze a malincuore cercando di non pensare ad Apparat, Recondite, Marcel Dettmann, Tiger & Woods, SBTRKT… e tutti quelli che si sono esibiti l’ultima sera. Felici del fatto che anche in Italia si stiano affermando sempre più eventi culturali all’avanguardia, non possiamo che complimentarci con l’organizzazione del C2C14 e di Absolut, augurandogli di continuare a crescere in questa direzione.

Tommaso Sorgentone

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