Il Primavera Sound visto da Rollover Milano


I ragazzi di Rollover Milano si sono concessi qualche giorno di riposo e lo scorso weekend si sono sparati il Primavera Sound di Barcellona. Riposo non è forse la parola giusta, però sono tornati ancora più carichi per iniziare la stagione estiva. Simpatici come sono, a Barcellona hanno realizzato per noi un po’ di scatti del festival e un resoconto di quello che hanno vissuto sotto il sole di Catalunya per qualche giorno. Per immergervi totalmente nell’ambiente, vi hanno anche confezionato una playlist coi fiocchi da gustarvi senza moderazione.

Giovedi 28 Maggio ore 16:00.

Fatto il check in nell’appartamento la parola d’ordine è semplice: muoviamoci. Al Primavera Sound non c’è molto tempo per riposarsi e la maggior parte delle volte che ti fermi a riflettere è perché devi decidere dove trascorrerai i tuoi prossimi 45 min (la durata media di una performance). I primi della lunga lista sono i Sun Kill Moon: entriamo nell’auditorium strapieno che pende dalle labbra di Kozelek. I quattro della band ci propongono alcuni pezzi inediti, ri-arrangiano con maestria classici del loro repertorio e ci mandano a fanculo quando chiediamo di suonarci Carissa (“we played the shit out of that song last year”). Solidi come una roccia ci anticipano fieri che il nuovo album suona davvero bene.

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Rollover Milano

Corriamo: c’è Antony & The Johnsons che sta per cominciare dall’altro lato del festival. Antony non si risparmia, è accompagnato da un’intera orchestra con tanto di direttore e suggestive proiezioni sullo schermo. Restiamo tre brani, il tempo di farci mandare a fanculo per la seconda volta ma a sto giro dal pubblico perché noi commentiamo il concerto, loro voglio ascoltarlo (giustamente). Gli Spiritualized ci tirano sul il morale dimostrandoci di aver preparato un live ad hoc per il Primavera Sound. Ogni brano dura 10 min e ci lasciano con Soul on Fire ed il ritornello incastrato in testa. Ritornello che va subito via; il tempo di ascoltare la versione di No Diggity di Chet Faker. Quando attacca con Talk is Cheap ci ritroviamo tutti a ballare “sensualissimi” sotto il palco Ray Ban. Sorridiamo, prendiamo coscienza: il Primavera Sound è cominciato. La prima sera scorre veloce tra il set dei Tale of Us e Richie Hawtin e noi ci ritroviamo già a proclamare i probabili vincitori morali del festival: i JUNGLE!

Chet Faker

Chet Faker

Venerdì 29 Maggio ore 18:00.

Dai ragazzi è tardi ed abbiamo già perso Josè Jonzales e Tony Allen (No Comment). In compenso al secondo giorno veniamo accolti al Festival da Julian Casablancas + The Voidz: WTF! Uno show un po’ a casaccio con l’aggravante dell’alto livello di tamarraggine sul palco. La cover proposta di Vision of Division degli Strokes è la dimostrazione delle poche idee presenti in questo nuovo progetto di JC. Può bastare così. Corriamo da Tobias Jesso Jr: il momento intimo e la tenerezza nelle canzoni del giovanotto canadese che tanto stavamo aspettando vengono violentate dagli strepiti provenienti dai palchi adiacenti: lui da solo al piano non riesce a creare la giusta atmosfera, complice anche un’acustica indecente che ha contraddistinto il Pitchfork Stage quest’anno. Peccato perché Tobias fa cose semplici che arrivano dritte al cuore. Per un attimo smettono di suonare dagli altri palchi e possiamo goderci la sua Tell The Truth. Grazie lo stesso.

Tobias Jesso Jr

Tobias Jesso Jr

Non abbiamo tanta voglia di sentire i Belle & Sebastian all’ATP Stage (troppo zucchero). Ci sbagliamo: Stuart Murdoch, il front man della band scozzese, è in splendida forma assieme al resto della band (sono tantissimi sul palco) e decide che stasera è la sua sera. Guida la band da vero leader e nel giro di un paio di brani ricorda alle 30 mila persone che sono li ad ascoltarli che il nuovo album non è affatto moscio. Ci lasciano con The Boy with the Arab Strab (un classico del loro repertorio) invitando a salire gente a caso sul palco. E’ un momento magico ed anche uno dei più belli del Primavera. Subito dopo ci sono i Run The Jewels sullo stesso palco. Cambia la gente ma non l’energia, anzi: una scarica di rap duro e crudo from NYC. E’ la volta dei Foxygen al Primavera Stage: sacrificano le ballate ruspanti dandosi anima e corpo al rock and roll in uno show tutto potenza che un po’ ci divide nella critica. Menzione d’onore alle coriste e ai loro balletti: spot-on! Ehy ragazzi c’è Ariel Pink! Parte complicato facendo pulizia tra il pubblico ma chi rimane ne resta soddisfatto. Ci lascia con una versione memorabile di Picture Me Gone. Grande Ariel, Zappa ti sorride da lassù. Rimaniamo sotto lo stesso palco per salutare Juan Maclean (cazzo ha messo i dischi da Rollover!) che suona live con la sua band tutta synth & Groove scuola DFA ovviamente. Ci perdiamo tra Jon Hopkins (mitico) e i Ratatat per ritrovarci al Ray Ban Stage da Dixon che passa la sua musica miscelandola con un mixer rotary di tutto rispetto. Piacere per gli occhi e per le orecchie.

Ratatat

Ratatat

Sabato 30 Maggio ore 19:30

Mac De Marco sta facendo stage diving sotto il palco Heineken ed ha appena lanciato una scarpa al cielo. Il solito Mac De Marco. Daphni aka il progetto dance di Caribou nei panni del dj non ci delude. Il suo set eclettico fatto di Techno, House, Disco & Soul in un’ora secca ci lascia di stucco. Il resto della serata scorre veloce ed inesorabile. Interpol: Impeccabili. Gli Strokes non si parlano sul palco e Julian non rivolge una parola al pubblico ma bisogna ammettere che suonano ancora da paura. Teenage Time! I Caribou capitanati dal Dio Dan Snaith ci regalano l’ultimo incredibile live di questa edizione con un pubblico in delirio e l’incredulità della stessa band nell’osservare la quantità di folla u mana presente a godersi lo spettacolo. Ci regalano l’ultimo brano: Sun Sun Sun Sun. Siamo tristi e abbiamo ancora voglia di un po’ di cassa dritta e cosi scopriamo con immensa felicità che Talabot sta mettendo i dischi nella sala Bowers & Wilkins Sound System (135,000 watt di potenza). Mentre il sole sorge dietro di noi spuntando dal mare, Talabot ci regala il dj set più bello del festival.

John Talabot

John Talabot

Il Primavera Sound è un festival leggendario. Un luogo magico dove accadono delle cose straordinarie in nome della musica. Il livello di ogni singola performance è fuori dal normale; esibirsi in un contesto come quello del Parc del Forum con una qualità audio impeccabile (fatta eccezione per il Pitchfork Stage) davanti ad un pubblico fomentatissimo scatena nell’artista il desiderio adrenalinico di suonare come se fosse l’ultima volta. L’effetto collaterale più pesante e tangibile è la dipendenza. Il Primavera Sound crea dipendenza proprio per i motivi di cui sopra. Esibizioni come quelle dei Jungle o dei Caribou (le migliori del festival secondo noi) entrano nella storia e diventano irripetibili e riabituarsi a singoli concerti nei soliti luoghi per concerti quasi impossibile.

Ciao Primavera, see you next year.

Caribou

Caribou

Partecipanti 15ima edizione Primavera Sound:

Più di 200.000 persone contro le 190.000 della scorsa edizione

Voto Complessivo per la nostra sesta edizione di fila: 8,7

Best Performance Live:

Jungle e Caribou

Peggior Vestito del Festival:

Julian Casablancas

Best Dj Set:

Daphni e John Talabot

I più freak:

Ariel Pink & Mac DeMarco (vi amiamo)

I più eleganti:

Belle & Sebastian

Il più sfigato:

Tobias Jesso Jr.

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Dj Coco Final Set

Dj Coco Final Set

Juan Maclean

Juan Maclean

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Jungle

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Jungle

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Mac DeMarco

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