Intervista a FADE


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Ciao Fade, come va? Potresti presentarti ai nostri lettori, chi sei, che fai nella vita, qual è il tuo background?

Ma direi che va abbastanza bene nonostante le nevicate di polline che investono milano in questi giorni (per la gioia di noi allergici). Mi chiamo Francesco Bruno ho 26 anni nato a Taranto ma ormai da quando avevo 18 anni risiedo a Milano per studio e lavoro. Attualmente mi occupo di Sound Design per vari brand e contemporaneamente insegno Cinema in una scuola superiore a Milano. Il mio background è piuttosto vario, infatti vengo dalla musica rock, metal, ma anche italiana cantautoriale (uno su tutti Franco Battiato) che ascoltavo in età adolescente, successivamente studiando sound design ho dovuto per forza di cose ascoltare molti più generi musicali (cosa che non mi è dispiaciuta affatto, anzi ha buttato un po’ di acqua sul fuoco della curiosità che a 18 anni cominciava ad alimentarsi). Studiando son venuto a conoscenza di generi musicali che ignoravo fino ad allora, fino ad approdare alla musica elettronica in tutte le sue forme. Quando ho cominciato ad ascoltare i lavori di Berio, Maderna, ma anche artisti più recenti come Kraftwerk, Plastikman, bjork e altri, ho capito che la musica elettronica per me era una meta­musica in grado di poter concretizzare quello che avevo nella mia mente senza nessun tipo di limite.

Ovviamente Fade non è il tuo nome, perchè lo hai scelto? Da dove arriva?

Se cerco la traduzione di Fade dall’inglese all’italiano, tra le tante traduzioni possibili, quella che mi si addice di più è dissolvenza/svanire. Ho scelto questo nome per due motivi il primo è perché il mio obbiettivo ultimo è lasciare che la gente pensi, rifletta, immagini, mediti mentre ascolta una mia traccia, per far questo la musica deve lasciare spazio, deve comunicare con il silenzio, deve appunto svanire, dissolversi. La mia ricerca musicale verte in questo verso, suoni e progressioni che permettono anche per un istante di percepire anche qualcos’altro oltre la traccia musicale in se. Il secondo motivo è perché sono un appassionato alcune tematiche come la meditazione trascendentale, la fisica quantistica che seppur possono sembrare distanti in realtà son più vicini di quanto pensiamo. In due parole la realtà come noi la conosciamo esiste perché siam noi a materializzarla così, lasciare che tutti i pensieri, tutte le paure, tutte le concezioni e le certezze che abbiamo si DISSOLVANO è unico modo per poter capire la vera essenza e natura di quello che siam realmente. Ecco dunque il perché di FADE.

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Hai fatto uscire il tuo primo EP su Putsch Records, “Infinite”, come lo definiresti in 3 parole? Cos’hai cercato di trasmettere?

L’EP è composto da tre tracce. La prima Infinite(part1) è una canzone che parla della possibilità di poter percepire “l’infinito” in qualsiasi momento , ovunque noi ci troviamo, poiché il concetto di infinito che noi spesso colleghiamo all’universo al di fuori di noi è lo stesso che possiamo ritrovare in ogni atomo del nostro corpo. Il problema che siamo abituati a cercare sempre risposte al di fuori di noi, questa canzone vuole invitarci a fare l’opposto. Infinite (coda) non è nient’altro che una sorta di viaggio dove le stesse melodie della prima parte vengono riproposte in chiave differente, come se fosse un “guardarsi attorno” della mente, come una ricerca, perché tuttavia se fosse così facile trovare l’infinito, la razza umana non vivrebbe in queste condizioni. L’infinito esiste non è semplice percepirlo, va ricercato, e il tema della ricerca è proprio quello che questa traccia vuole trasmettere. Eternal Relationship più che una traccia l’ho vista un po come un mantra. “Non è difficile amare per sempre, basta essere gentili con la propria anima”. L’unica possibilità per poter amare gli altri è amare prima se stessi. Non siamo più gentili con noi stessi, anzi son più le volte dove ci odiamo forse o dove percepiamo quella finta felicità generata dal senso di appagamento del nostro ego.

Abbiamo visto il video live di Infinite suonato su Bontempi Hitorgan, cos’è?

L’idea è stata del label owner di Putsch! Alberto Dati. Hitorgan è un organetto della Bontempi ad aria, è un po come suonare la diamonica (quella che si suonava alle scuole medie nell’ora di educazione musicale) però al posto del respiro umano c’è una ventola che è alimentata a corrente elettrica, è uno strumento piuttosto vintage. L’idea era quella di riproporre Infinite (part 1) in una chiave completamente diversa , più calda, più intimista. Speriamo di esserci riusciti.


Hai previsto live nei prossimi mesi?

Probabilmente in estate, sto valutando le proposte più adatte ad ospitare questo tipo di progetto, e poi mi sto prendendo il giusto tempo per poter preparare un live che sia davvero “live” e non la riproposizione tale e quale delle tracce dell EP come fanno alcuni artisti oggi.

Che pensi della scena attuale italiana? Pensi che dovremmo ispirarci ad altre culture? Oppure il contrario?

Guarda credo che ormai sia inutile che esprima un parere su questo argomento dato che ormai si è parlato ,straparlato e si continua a parlare di quanto l’industria musicale sia in crisi in particolar modo quella Italiana, quindi è un dato di fatto che ormai conosciamo. Il web forse è l’unica via d’uscita perché è unico mezzo con cui un artista indipendente può far ascoltare la sua musica, attenzione ho detto “ascoltare “la sua musica e non farsi “notare “perché anche il discorso della “notorietà” sul web non è sempre così reale (è lo dico perché ho lavorato in passato in aziende che si occupavano di social). C’è una tale varietà di offerta sul web che credo il musicista o l’artista non debba sperare che la sua musica venga notata ormai, ma credo debba solo essere felice che qualcuno già possa ascoltarla, poi se uno crede nella musica che fa , con il tempo ci crederanno anche chi lo ascolta. E’ una medaglia con due lati da una parte se hai seguito in internet che è immensamente più grande del mondo reale, sicuramente il mondo reale (radio, tv, giornali, etichette major) si interesserà alla tua musica e a quello che fai. Dall’altra parte tutti abbiamo accesso ad internet e tutti possiamo fare musica adesso, per cui c’è sempre la sensazione di sentirsi come un’ago in un pagliaio. Unico modo per poter alleviare la frustrazione che questa situazione può provocare è semplicemente continuare a fare musica. Godere della propria musica. Godere nel condividerla con alti. Lo so sembra un po troppo eticamente corretto questa affermazione però credo sia l’unica cosa che importa. That’s it all.

Qual è il disco più caro che hai mai comprato?

Credo sia Minimum­Maximum dei Kraftwerk. Ne è valsa la pena.

Se potessi resuscitare una persona per collaborare, chi sarebbe?

Credo resusciterei Ludwig Van Beethoven, lo so è un po azzardato, ma se proprio devo scegliere :) sceglierei lui. E’ anche un po simbolica e provocatoria come scelta. Credo che sopratutto le giovani generazioni e ne sono consapevole perché insegno in una scuola superiore non abbiano più una minima cultura di ciò che c’è stato prima di loro, e questo è un dramma, perché abbiamo bisogno di conoscere quello che c’è stato prima di noi, non solo in ambito storico , letterario , e visivo, ma anche in ambito musicale, e purtroppo nell’istruzione questa cosa viene messa in secondo piano. Come se la Nona sinfonia di Beethoven non meriti di essere paragonata ad una qualsiasi poesia di Petrarca.

Il pezzo che hai ascoltato di più negli ultimi 3 mesi?

Retrograde di James Blake, non voglio nasconderlo ma questo artista è stato illuminante per me.

Quello che ti ha fatto proprio schifo?

A denti stretti di­ Mondo Marcio ft. Mina Quando la ascolto per radio il mio volto è particolarmente depresso nelle parti dove rappa Mondo mentre al contrario nelle parti dove canta Mina è completamente estasiata. Non è per Mondo Marcio in sè, perché non conosco tanto della suo lavoro quindi non posso esprimermi su di lui, ma credo che la traccia si salvi solo grazie al featuring di Mina. Nel complesso nonostante Mina che è strabiliante, credo non sia un bell’abbinamento.

Qualcosa da aggiungere?

Credo sia stato già abbastanza prolisso. Grazie e spero di poter chiacchierare ancora con voi in futuro.

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