Intervista a Dom Barra, artista italiano esponente della “Dirty New Media Art”


Frugando su internet siamo finiti sul Tumblr di un certo Dom Barra. I suoi lavori sono dei bombardamenti di luce, colore, movimento e pornografia. Ci danno un’idea di sudicio e disturbato, ma è proprio per questo che ci piacciono molto. Non sono pochi quelli che faticherebbero a definire “arte” queste immagini, noi crediamo lo siano, infatti abbiamo subito contattato Dom per fargli qualche domanda.

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Ciao Dom, iniziamo con una tua breve bio.

Domenico Barra, sono nato a Napoli 32 anni fa. Cresciuto nella giungla di cemento che è l’area nord di Napoli nella terra santissima di Casoria. Qui ho studiato gli essenziali e classici studi di ragioneria che una volta conseguito il diploma mi hanno portato agli studi universitari di Economia Aziendale. Dopo il primo anno universitario, mollo tutto e scappo in Inghilterra dove vivrò per bene 7 anni, 2 a Bath e 5 a Leeds. Durante questi sette anni made in uk, inizia la mia passione per l’arte visiva, la poesia e la musica. Mi iscrivo al Leeds College of Art and Design e inizio a realizzare le prima installazioni e collage digitali. La mia opera migliore purtroppo è andata persa e dovrete credermi sulla parola. Era un video in perfetta estetica post-internet, sarebbe stato molto attuale anche se prodotto circa 10 anni fa.

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Torno in patria e vivo tra Napoli, Roma e Salamanca (Spagna) per due anni. Mi dedico sempre di più all’arte che diventa una vera e propria valvola di sfogo e di fuga, lavoro con alcune gallerie e mercanti d’arte, collaboro con un museo, faccio il portiere di notte in un albergo dove mi capita di vederne di cotte e di crude. Faccio parecchie mostre a Napoli, partecipo a due edizioni del RE/Mixed Media Festival di New York, il remix diventa tecnica e statement politico della mia produzione artistica, il digitale diventa il mio medium artistico. Inizio a collaborare con Jon Cates e Shawné Michaelain Holloway al progetto Dirty New Media con il blog su Tumblr intitolato “Dirty New Media“.

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Dirty New Media Art. Cosa vuol dire e come e quando è nato come movimento?

La definizione “Dirty New Media” la si deve proprio a Jon Cates, che a Chicago circa 10 anni fa, la usa per definire quel tipo di new media art, quel ramo delle nuove tecnologie applicate all’arte, computer based art, dove artisti hackerano, alterano, complicano alcuni aspetti della computer culture, sopratutto di quelle caratteristiche associabili all’idea di perfezione tipiche della cultura tecnologica occidentale, per esempio la Apple, cercando di sovvertire queste perfezioni complicandole e criticandole invece di idealizzarle. Il termine “dirty” viene in uso proprio per definire quella caratteristica di “brokeness”, di noise che è tipica dell’estetica e del linguaggio dei glitch artists. Dirty New Media definisce quel gruppo di pratiche artistiche alternative e sottoculture che vanno dal punk alla campionatura digitale, dalla pirateria alla pornografia.

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Come si inserisce il tuo lavoro in questo campo? Come mai la tecnica del glitch?

Io mi occupo di corruzione/alterazione di file digitali, siano essi immagini, gifs o video. La tecnica è quella del databending. Per creare con il databending vengono utilizzati softwares non programmati per l’editing di immagini, quindi di uso altro alla grafica, come programmi per la musica o per il testo. Sono sempre stato affascinato da quelle culture diciamo proibite, di rottura, marginali come la pirateria e la pornografia appunto, anche se oggi rientrano a pieno nella cultura e immaginario collettivo grazie ad internet. Alle scuole medie copiavo (stampa e scannerizzazione) materiale pornografico da floppy discs, CDs e magazines da condividere con i miei compagni di scuola. Non tutti avevano un computer, né tanto meno una connessione internet a casa, ed io mi prendevo cura di loro. Mi ha sempre interessato la rappresentazione e percezione del sesso e della sessualità sia nella pornografia ma anche nella cultura popolare in senso più ampio. La pornografia è un tema molto complesso e delicato. Oltre al sesso, la pornografia riguarda tematiche importanti come il diritto d’autore, pratiche di vendita e consumo capitalistiche o indipendenti, gender equality, la privacy che con l’avvento delle tecnologie e di internet sono esplose, creando tanti spunti narrativi e di riflessione sull’uso, la diffussione e la produzione di materiale pornografico.

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La glitch art permette di aggiungere un valore artistico a queste situazioni, accentuandone o occultandone i contenuti e le caratteristiche, riportando un poetica alla rappresentazione dell’atto sessuale e alla sua propagazione e utilizzo nel contesto dei nuovi media. In alcuni miei lavori cerco di creare un visione distopica della pornografia, da scenario cyberpunk, quasi tossico, tipo materiale illegale, trafugato, rubato, alterando le sue qualità senza perdere la carica sessuale dei soggetti rappresentati, creando una nuova percezione dello stimolo che potrebbe nascere dalla loro visione. Remixando materiale presente in rete si tocca l’argomento “hot” che è il copyright e la pirateria, combattuta su tutti i fronti dalle case di produzione. Le nuove tecnologie trovano grande applicazione in ambito pornografico, sono due settori che viaggiano mano nella mano, due campi che toccano svariati argomenti che diventano materiale di riflessione e ispirazione. Internet è un infinito playground per questo tipo di lavoro.

– Privacy : “A picture is never private” (glitch art images create dalle foto dello scandaloso “fappening”, procurate da siti vari)

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Guardando le tue immagini a volte sembra di vedere scene di un film di Gaspar Noe mixato con i suoi titoli di  testa.   Possibile che in qualche modo il suo lavoro possa averti ispirato?

Adesso che mi ci fai pensare trovo alcune affinità tra il mio lavoro e quello di Gaspar Noe. Apprezzo molto i suoi lavori ma la mia ispirazione proviene più da un’estetica associabile a quella dei canali porno criptati oppure alle fotocopie in bianco e nero o a colori che creavo per i miei compagni di scuola. In Dirty Screen applico quella tecnica di pirateria che può essere la scannerizzazione, solo che invece di copiare pagine di magazines, copio gifs animate dal web, in un tentativo assurdo di riproduzione di materiale animato.

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Hai mai pensato che le tue immagini potrebbero causare attacchi epilettici?

Si, ci penso spesso. Mi capita di taggare i lavori come “Epilepsy Warning” ma credo che la curiosità spinga le persone a correre alcuni rischi. Taggo i miei lavori anche come contenuti per adulti  ma credo che li guardano tutti. Spero di non aver recato danno alle persone, chiedo venia a chi ne ha sofferto.

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Se ti chiedessimo di associare una colonna sonora ai tuoi lavori che abbiamo proposto, cosa consiglieresti?

Sono lavori molto diversi tra loro, ci vorrebbe una colonna sonora dedicata per ognuno. Però, un pezzo da colonna sonora dei film porno anni ’70 suonata al contrario remixata con il noise di un file .tiff importato come raw data in Audacity trova sempre la sua giusta dimensione.

Ok, di questo non abbiamo capito nulla ma va bene lo stesso.

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